Babbo (avvo)Natale

C’era un negozio di giocattoli, nel mio paesello di A., i cui titolari ogni anno organizzavano un servizio gratuito di consegna doni natalizi a domicilio.

Fattorino d’eccezione: babbo natale.

Prima del mio triennio di babbonatalità, il Santa Claus ufficiale era il figlio adolescente dei titolari, tragicamente scomparso in un incidente d’auto sulla variante.

Ora, non è certo bello criticare genitori afflitti da siffatto tragico lutto.

Però.

Però, io mi sentivo tremendamente a disagio quando uscivo dal bagno sul retro, travestito di tutto punto e i titolari del negozio, immancabilmente, sospiravano che ero proprio uguale uguale al loro “ragazzo”.

Mi imploravano ogni volta, con gli occhioni alla Titti ripieni di lacrime come un mon chéri, “dai, solo un attimo”.

E io sapevo benissimo che volevano mi accostassi al santuario di lumini, candele e santini dove campeggiava, ai bordi dell’eternità, la foto del loro ragazzo.

Dico io, ti credo che gli somigliavo tanto.

Nella foto, il loro ragazzo indossava barba finta, vestito rosso, cuscino ventrale e cappello con pon-pon.

Avrei voluto dire loro che il mondo, a Natale, era pieno di ragazzi uguali uguali al loro “ragazzo”.

Ma ogni volta mi prestavo a questo teatrino, senza esimermi da qualche gesto scaramantico (il vestito dalle dimensioni generose permetteva gesti discreti) per l’unico becero motivo che la paga mi veniva corrisposta a fine periodo natalizio, ovvero il 24/12 alle 20.30 circa, quando mia madre era sempre sull’orlo di chiamare i Carabinieri. Ho ereditato da lei la mia memoria bacata.

A dirla tutta, poi, non ho mai incassato le 250.000 lire che mi spettavano, una cifra per me molto vicina alla ricchezza e sul cui utilizzo fantasticavo già dal periodo della vendemmia.

I signori di cui sopra, che sono sicuro già starete immaginando immensamente buoni, ogni volta mi proponevano un “affare”, ovvero compensare i miei compensi con qualche inutile gadget, il cui prezzo vergato a penna doveva farmi sospettare qualcosa.

L’unico sospetto che si insinuava nei miei pensieri tenui di ragazzino di provincia, invece, era che il servizio consegna regali natalizi fosse in realtà una messinscena ordita all’unico scopo di farmi accostare a quel santuario, per bearsi ogni anno nell’effimera illusione che il loro “ragazzo” fosse tornato su questa terra, giusto il tempo di mangiarsi un ultimo panettone per poi risalire le scale dell’altrove.

Se fossi stato in lui, non sono affatto sicuro che avrei pensato di ritornare su questa terra, eh, neppure per le classiche due settimane a Natale. Non è per esser cattivo, ma se mangiavano lo stesso panettone che ogni anno mi regalavano…

Comunque, ho visitato tutte le case più povere di A. vestito da pirla.

Il servizio consegne doni, essendo gratuito, veniva sistematicamente snobbato dalla A. “bene”, senza contare che più che “negozio” quello era un antesignano dei moderni “discount” di giocattoli.

I bambini di A. che ho visitato erano decisamente irrequieti e smaliziati.

Quando mi andava bene mi tiravano la barba.

Più spesso tentavano – non senza qualche sporadico successo – di incendiarmela.

Talaltra apponevano il calco della loro impronta sui miei zebedei.

Ma la maggior parte delle volte mi rivolgevano domande imbarazzanti.

“Che caxxo fai tutto il resto dell’anno?”

“Se tu sei quello vero, chi è quel pirla che si arrampica sul cornicione di fronte?”

“Con quella panza come fai a fare gnic gac nella buttigliella con Mamma Natale?”

Ma il peggio lo davano i loro genitori, pettegoli di sapere chi fosse quell’imperscrutabile fattorino.

Domandavano “neh ma a chi appartieni?” (traduz: di quale famiglia sei), o sbirciavano da sotto la barba, i ragazzini più innocenti (pochi) traumatizzati da tanto ardore e mancanza di rispetto.

Mi guardavano, i genitori, e ridevano come babbei, scrutandomi fisso negli occhi quasi a ravanarmi l’anima per leggervi il mio cognome; del resto A. non è mica New York, ci si conosceva poi un po’ tutti.

Urlavano rivolti ai pargoli “hai visto, nenè, c’è BABBO NATALE, eh? Perché tu sei BABBO NATALE vero?” e poi sottovoce “Ue, ma tu non sei Pino La Cozza? Gigi Lo Squarcione? Totò Lo Stracciato? Lino L’Amarezza? Bobo Il Boxer? Gegè Tre Coglioni? Il figlio dello Scopatore? Il nipote di Carmela La Fattucchiera? Il cugino di Sasà Saddam Hussein?” e via via in uno sciorinìo interminabile di pseudonimi e patronimici e cuginonimici.

Ed io “Ma come non mi riconosci? Oh Oh oh oh hò, sono BABBO NATALE“.

E loro: “E yà, nun fa u strunz“.

Ma stamattina tra i vari episodi (così variegati e originali che potrei scriverci un blog intero, o girare un’intera serie di Real TV per come erano a volte cruenti) uno mi è sovvenuto alla mente.

La consegna da Nino Alla Spina.

“Alla Spina” era evidentemente uno pesudonimo (dalle mie parti si dice “contronome”), dovuto alla sua predilezione per le bionde con schiuma, di quelle ad alta gradazione che si comprano al bar o al supermercato in genere nell’ultima corsia vicino all’acqua.

Ricordo che persi mezz’ora a cercare sul citofono “Alla Spina” o “La Spina”, e avrei inviato un sms al titolare del negozio per farmi dire ‘sto benedetto cognome, sarei stato molto tentato dal mandargli un what’s up o un poke su face book, e l’avrei fatto, giuro, se solo a quell’epoca l’inventore dei cellulari avesse già inventato la sua invenzione.

Però il post è diventato troppo lungo, e lo so che vi annoiate dopo i primi 60 secondi, per cui se ne parla la prossima volta.

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363 thoughts on “Babbo (avvo)Natale

  1. Oh babbo ritira la panza che non ci entro sennò seduta sulle tue ginocchine?
    che dici? pesoooooo!!!!!!! guarda che ti tiro in testa un elfo sa!
    allora… vorrei… un bel castello incantato tutto verde, poi una bella macchina di quelle però che camminano in aria, un koala, un baobab!
    li trovi vero? grazie babbuccio grazie! tu si che sei quello vero, mica quelli che ti imitano!
    oh e se non me li porti altro che nino alla spina! barba incendiata, calcini di dietro, capelletti strappati!
    senti senti mo io come faccio che devo per forza vedè come stai vestito da babbuccio? come risolvi la situazione di mia scimmietudine curiosesca? devi risolve sennò sono affarini tuoi!

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      • Uhm…fai riflettere sai…la verità è strana amico mio. La verità è che tra camorristi, morti ammazzati, e i conti aperti dal salumiere perché lo potevamo pagare solo a fine mese, tra miserie e mia madre che chiedeva l’ennesima pazienza al padrone di casa e gli ufficiali giudiziari e il piombo ai contatori…amico miom..tra tutto questo io ho avuto una infanzia felice. È incredibile ma è così. E mi fai pensare…che forse sto assecondando solo il pavone che è in me e cerco di captare la benevolenza scrivendo solo ricordi tristi e questo non va bene. il prossimo post sarà su qualcosa di bello!

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      • Io non leggo la captazione della benevolenza nei tuoi articoli, vedo invece un desiderio di condivisione. Però se tu hai questo timore scrivi di bellezze ché sono piacevoli anche le cose belle! 😉

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      • ma come si fa a rispondere a questo commento qui?
        “Uhm…fai riflettere sai…la verità è strana amico mio….”
        guarda che traspare tutta tutta quella infanzia felice che hai avuto… che poi non è il contorno che fa la differenza… è tutto quello che tua mamma e chi ti ha cresciuto così bene, hanno messo dentro al tuo cuore e alla tua personcina… che come t’ho già detto fanno di te una persona bella e degna… come uomo, persona, marito e papino di una principessina che ti vuole bene bene con tutta l’anina! magari fuori dal blog sarai davvero un serial killer, però a me non mi pare, altrimenti non ci passeresti così tutte queste belle cose! mo lo ripeto forte e chiaro: io non ho la fortuna di conoscerti, ma chi invece questa fortuna ce l’ha dovrebbe tenerti stretto stretto perchè è difficile incontrarne di gente cosi! ecco qua! mo vado a fa i miei soliti ottomila minuti di vergogna!

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      • Uffi tu riesci spesso a commuovermi e non so perché…forse perché dimostri di apprezzare lati di me che bohm..di solito la gente non ama o addirittura tralascia del tutto…e hai ragione. La felicità la devo alle mie due mamme…che han fatto sacrifici enormi per andare avanti ma sempre col sorriso e sempre dandomi tutto l’affetto che è l’unico vero giocattolo che serve a un bambino per crescer su felice

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      • eh ma perchè uffi! eh ma non è vero che solo io…! perchè te lo dicono in tanti…! come fa la gente a non apprezzare questi tuoi lati scusa! e perchè mai dovrebbe avere ragione a non scavare sotto alla tua panzotta scusa?
        i bambini sono pieni di giochi, ma spesso si ritrovano a giocare con un filo… quindi non è quello… è quello che c’è in torno che li fa sereni e belli… e tu lo sai! le tue due mamme, eh! che bel lavoro!
        sarà, ma io prima di scriverti ste cose ci metto sempre una settimana, ma poi devono uscire proprio per forza… chissà poi perchè! boh!

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      • oddio… fraintesa in che senso??? ma da chi?
        hiiiiiii! ma mica quello che mi dicevi ieri di la, ve? beh in realtà capisco che possa succedere, sai… non ti dico più niente allora!
        bravo discerni discerni!
        oh deciditi ma quante persone me so mangiata per avere dentro tutte ste nazioni?

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      • ma come scusa de cheeee!!!!! scusa che siii!!!!!!! no davvero… è che non ho pensato molto prima de scrive e allora… ma poi perchè se dovrebbe faintende scusa? se una persona mi da un sacco di belle cose… mica per questo me lo voglio sposà… che poi per ovvie ragioni non potrei volerlo, quindi!
        scusa e ciao!

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  2. Stavolta ci ho messo di più a leggere i commenti che il post…. Ahahahhahahah… Ciao caro Babbo Natale, dai che quest’anno dovrai travestirti solo per la tua piccola principessa, altro che i bambini smaliziati di A. Un bacione e buon weekend 😘

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  3. La povertà e il degrado tolgono l’infanzia ai bambini, è vero …e non perché non possiedi doni o regali ma per il cinismo che gli adulti ..
    ero sicura che avessi fatto anche Babbo Natale dopo Peppa Pig, ciao

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  4. 😀 ma e’ troppo divertente, sai che anch’io andavo alla casa di riposo del mio paese vestita da Babba Natale a portare i doni, i vecchietti erano felicissimi, ho ancora una foto da qualche parte, buon weekend, aspetto il seguito!! 😉

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  5. a parte il fatto che questa innovazione che hai messo prima dei commenti (Vota!) mi sembrava una trovata neobergamasca della versione “pota!” e quindi ogni volta leggevo “vota” che non c’entrava una cippa…. ma a prescindere da questa mia distorsione mentale, adesso capisco molte cose… hai avuto un’infanzia difficile….crescere accanto a Pino la cozza, Gigi lo squarcione e Gegè tre coglioni non deve essere affatto facile…se poi ti travesti da avvo u’ pentolone allora mi meraviglia come tu sia riuscito ad arrivare fin qui e scrivere cose divertenti per noi popolo wordpressiano…
    ma la vita è nu babbà…ed a finire non sai mai come va… i miei ossequi Santa Klaus… 🙂

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  6. Bonsoir, monsieur Avvocatolo, noi non ci conosciamo, ma l’ho veduta visitare blog di gente assai valida, perciò mi son permessa di passare a salutare. Ci tengo molto alla forma, soprattutto quando si deve ancora rompere il ghiaccio. In seguito, libero la parte belluina che c’è in me e lascio anche scappare il turpiloquio.
    Sono quasi certa di aver avuto una visita di Babbo Natale nella magistrale interpretazione di Gegè Tre Coglioni, ma non vorrei sbagiare e fare permali.
    Mes compliments pour la verve: rido dietro la veletta.

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  7. Oh sappiamo chi ci porta i regali quest’anno! La domanda piú bella però é quella del gnic gnac con consorte! Perspicaci sti bimbi… Bello davvero sto post ,oh le stelline dove mette le stelline nun le vedo, no, nun ce so proprio!

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  8. Pingback: Babbo (avvo)Natale [About Nino Alla Spina] | AVVOCATOLO

  9. Avvocà io ti chiedo il risarcimento danni! Avevo appena iniziato a leggere Nino La Spina e al primo rigo scrivi : vestito da Babbo Natale, evidenziando Babbo Natale in blu, corro subito qua aspettandomi una tua foto con barba bianca e vestito rosso e invece che mi trovo??????? Parole parole soltanto parole….e m’è toccato leggere tutto! Avvocà e sai che c’è? Che mi tocca leggere pure il seguito! Comunque i danni li pretendo! 🙂 !!!!!

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