Aurora – Parte II

Segue da qui.

***

Uscimmo di casa e con ritmo sincopato dal timore, seguimmo la direzione dei boati fino al crepato marciapiede della statale, cosparso di minuti ciottoli e macchie d’olio rappreso, antistante la rivendita del padre di Aurora.

Un lampione scrostato ci rovesciava addosso un fiotto lattiginoso di quell’illuminazione tipica delle lampade ai vapori di mercurio.

Lampi striavano il cielo di rosso carminio, illuminando la scena che tutti osservavano attoniti e sbigottiti.

Una esplosione sottrasse per un istante al buio che sorgeva al di là del cono di luce la figura di un uomo che sgattaiolava via furtivo.

Quando le autopompe rientrarono in caserma, tirammo un sospiro nell’apprendere che non vi erano feriti.

Aurora diventò più indigente (l’assicurazione non copriva il dolo), ma al di sotto di determinate soglie le gradazioni di miseria non contano più per cui io e Aurora riprendemmo regolarmente, nei giorni a seguire, le nostre scorribande nei cantieri.

I cantieri del padre di Aurora molto spesso erano costituiti da un mero foglio di cartoncino, plastificato tramite una semplice una busta per alimenti. Affisso con nastro adesivo ad un più ampio e sghembo cartellone con indicazione dei lavori in corso. Quei cantieri d’estate erano il nostro surrogato a buon mercato della spiaggia.

Eravamo incoscienti.

Ci inerpicavamo sulle costruzioni da cui, una volta messo in posa il solaio dell’ultimo piano, gli operai immigrati smontavano l’impalcatura di legno e tubolari metallici che rivestiva il fabbricato grezzo.

Non c’erano corrimani, né ringhiere, semplici scale che salivano al nulla.

Tubi di metallo a treccia arrugginiti, curvati, spuntavano dal cemento, lì dove si sarebbero innestate le pareti, di cui i vari piani erano ancora spogli, solo pilastri di cemento che sorreggevano altri piani di cemento.

Erano scheletri di mattoni, calce e ferro ad otto piani.

Io e Aurora facevamo sempre incetta di chiodi da quei cantieri, ve n’erano in abbondanza sparsi ovunque, luccicanti, dritti.

Benché Aurora non fosse ai limiti della Caritas come la mia numerosa famiglia, non aveva di certo il camper di Barbie né io il castello di He-Man con cui giocare.

Quella maledetta mattina d’Estate avanzata, la scuola chiusa da un pezzo, Aurora era passata a prendermi. Non ne rammento ormai più il motivo, ma mi prese lo sghiribizzo e mi negai, fingendo di non sentire il suo scampanellio.

Insistente come solo la gioventù riesce a risultare con le sue richieste di continue attenzioni.

Sbirciai protetto dalle persiane e attesi che lei si stancasse e decidesse di far ritorno a casa.

La osservai come un ladro.

Il suo viso dipinto di delusione e il suo scalciare stizzita le pietre con i suoi graziosi piedini fu l’ultima istantanea di lei.

La porto scolpita nello stomaco.

Non ci fu nessuna ambulanza per Aurora.

Nessuna chiamata al 118.

Quando un contadino si accorse dell’accaduto, avvertì il titolare della ditta presso cui il padre di Aurora espletava le funzioni di capocantiere. Non si poteva far accedere l’ambulanza ad un cantiere totalmente abusivo.

Aurora compì il suo ultimo viaggio su questa terra adagiata malamente sul sedile posteriore di una Fiat 127.

Attraverso gli sterrati dissestati di campagna.

Mere righe d’erba alta, isole longitudinali racchiuse da due solchi scavati dai mille pneumatici che indurivano la terra col loro rotolamento continuo. Sentieri che tante volte avevamo percorso sulle nostre bici troppo grandi per noi.

Nei primi anni dopo la sua morte il rimorso mi ha consumato.

Se non mi fossi negato, oggi sarebbe viva.

Certo il non rispondere non costituisce, di per sé, un nesso causale che sia adeguato (benché sufficiente) a provocare una morte.

Questo raccontano le nostre civili leggi.

Ma nel tribunale del cuore le leggi sono ben altre, e la distinzione tra causalità adeguata e necessaria non esiste.

L’assoluzione l’ho dovuta cercare altrove, nel senso del destino e della predestinazione.

Rivedere Roberto ha confermato quella nostra intuizione che ci fece silentemente decidere di non vederci mai più.

Quando l’altro giorno ho guardato Roberto, le sue chiare lentiggini sotto spioventi occhi di mandorla e melassa, ho rivisto il sole che sorgeva negli occhi di Aurora. Mi ha chiesto se avessi ancora conservate le foto scattate con la Leica. Purtroppo le ho gettate via tutte. C’è rimasto male, ma si è limitato ad alzare le spalle, come a dire “fatti tuoi”.

Avrei voluto dirgli che non avevo bisogno di quelle foto, che io Aurora la vedo con un dettaglio e una nitidezza che nessuna foto potrà mai restituirmi. Sono condannato a vederla in ogni campagna, adagiata all’ombra di ogni olmo.

Ogni giorno io la vedo.

Ogni giorno, però, io non guardo.

Roberto mi ha costretto a guardare, suo malgrado.

E allora visto che ci siamo, vorrei mandarti un saluto, amica mia, dirti che mi dispiace, che se potessi tornare indietro ti chiederei di accendere insieme il commodore64 e ti scatterei l’ennesima foto.

Ti abbraccerei.

Ti direi quello che non ti ho detto mai.

Che ti voglio un bene dell’anina, come dice mia figlia.

Che sei un’amica speciale.

Ti chiederei cosa vuoi fare da grande.

Se potessi tornare indietro.

Se solo potessi.

Ma non posso.

E tu resterai sempre bambina, con le tue efelidi tenui e gli occhi a mandorla di melassa, come nell’ultima foto che ho buttato chissà dove.

Spero che tu lassù abbia finito di cadere.

Spero che sia pieno di alberi lassù, alberi di pesco, che tanto ti piacevano.

Con tante calle e soffioni su cui alitare nel vento i mille batuffoli bianchi.

Tante lucertole da inseguire.

Tanti pozzi (sicuri) in cui lasciar cadere una pietruzza.

Tante margheritine da sfogliare.

Tante pozzanghere in cui varare le nostre barchette di foglie.

Ti immagino così, china su una pozzanghera di nuvola, a varare barchette di foglie d’angeli.

Io e Roberto ci siamo lasciati alla fine della corsa, con la promessa di rivederci, prima o poi. Non ci siamo però scambiati né numero né indirizzo.

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146 thoughts on “Aurora – Parte II

  1. ohhh caspita! senti senti io sto ancora inchinata e genuflessa davanti a cotanta roba avvocattolesca… ti ringrazio tantissimissio del mio regala ad elio e le storie tese nella terra dei cachi e dei macachi… però c’ho na certa… me fa male la schiena: me posso rialzà? ma che se levano le scarpe sotto alla scrivania avvochetto? fa il bravo su… ma te li sai lavati li piedi prima di uscire stamattina? vieni qui, porgi il piedino che ti ramendo il buchino nel calzino! ma che hai deciso che tieni il mio regalo qui fino a natale o al prossimo compleanno così ti porti avanti col lavoro? :-DDDDDD

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    • Alessaircanada il regalo lo tolgo oggi, aspettavo che tu avessi il pc che poi devi ancora dirci perché solo di mercoledì? È psicotico il tuo pc e si accende solo in giorni stabiliti? Il calzino è lindo e dipinto ma in effetti du buchetti ce stanno 😂😂

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      • ma grazieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee! ma come fai ad esser così gentile boh! allora mi alzo stasera va! intanto faccio pure un po’ di flessioni! mo so andata pure in canada! beh si il pc è strano come la padrona, che non sono io! hahaha! perchè ce l’ho quando vengo al lavoro o dai miei! durante la settimana non vengo tutti i giorni!
        il calzino è lindo certo (grazie moglie di avvochetto!) ma il piede?
        allora dai alza la zampetta che attappo buchini!

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      • hahah! ma così spesso lo lavi? beh pensavo peggio… ups scusa t’ho puncicato! non l’ho fatto apposta!
        però mo metti in mezzo il suddafrica ed è colpo basso! haha!

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  2. allora diciamo che aurora magari riesce ad impersonare qualsiasi persona o amico perso che noi vogliamo. Sia che sia una fine tragica come questa o no… ho imparato che se dobbiamo arrivare in un punto ci arriveremo, qualsiasi strada percorriamo… quindi il tribunale tuo strano che dici tu del cuore col tempo assolve tutti… certo, a meno che non ci stiamo dilaniando (ti ho rubato il termine!) per qualcosa di troppo brutto e cattivo che abbiamo compiuto… Quindi anche se questa a tratti non è una storia vera, che tu sei stato bravissimo a farla sembrare accordando tutti gli strumenti e le voci del core che ti dicevo sull’altro post, alla fine è reale!
    e i pezzettini tuoi come al solito escono fuori forte e chiaro!
    sendi sendi io avevo il comodore 16! che figatissima figata!
    dai mozzichetto alla polpettina che ti vuole un bene dell’anina!
    scusa, come al solito scrivo poemi!

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    • oh avvochetto! giorno! mando piccione con la tazzulella? ma c’hai un appuntamento importante tu? questo vestito che hai messo ora ti piace? mo mi imbarazzo a venirti a salutà però! sembri severo! ehehe! sendi sendi… ma che sono ste stelline? ovvio che non se pappano…!
      sti giorni sto un po scoperta e avevo deciso di non venire a leggerti, che sennò mi scopro di più… ma poi invece da brava tipa col polso di ferro? ho beccato un tuo post dei più belli, tra tutti quelli belli!

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  3. Anche se il contesto è indubbiamente tragico, molto triste soprattutto per il senso di colpa che ti rimarrà per sempre dentro, al di là di qualsiasi parola che si possa dire, è la cosa più bella in assoluto che io abbia mai letto….come lo sono tutte le cose scritte con il cuore, ed anche se cerchi di mimetizzarlo il tuo è davvero grande Avvo, un abbraccio 🙂

    Date: Wed, 21 Oct 2015 06:11:16 +0000 To: silvia-1959@live.it

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  4. Sarò ripetitiva ma…emozionante davvero. Io non sono del parere che il tempo sistemi le cose. Il tempo ci offre solo la possibilità di vederle un po’ più sfocate, ma le portiamo sempre con noi. Belli o brutti che siano sono ricordi che fanno parte di noi. E niente…non volevo arrivare da nessuna parte con questo pensiero. E’ solo un pensiero buttato giù.. ^^

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    • È un pensiero che fa riflettere e che apprezzo molto. Mi fa piacere che tu non ti lasci ingannare dalla parrucca viola e dai post umoristici. Alcune persone si sentono in diritto di sbeffeggiarmi e fare commenti idioti solo perché hanno la tipica miopia di chi guarda l’involucro senza manco leggere le etichette 😉 Quindi da qualcje parte è arrivato il tuo discorso: nel mio animo e nella mia capoccia. Non sarà molto per qualcuno, ma è qualcosa per me. Quindi thanks 😚

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  5. Cavolo collega, scrivi proprio …… (puntini di sospensione) la storia è straziante, il racconto coinvolgente, triste, profondamente amaro, ma non c’è nessuna colpa, neanche morale, tesoro mio.
    Come promesso un tag per te, in realtà più un modo di parlare del tuo blog qui https://ilcuoredibeatrix.wordpress.com/2015/10/21/un-tag-al-giorno-leva-la-noia-di-torno-perche-e-nato-il-%e2%99%a5-di-beatrix/
    Io ti porgo un gesto amichevole, se vuoi tu lo raccogli, in tal caso ne sarò onorata ! 😉

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  6. in certi post fai venire meno il terreno sotto i piedi a quelli come me…che si aspettano qualcosa ed invece ne leggono un’altra, altrettanto bella per carità, ma che non può essere oggetto di commento da sfottò al quale ci avevi abituato… Una storia amara che non so quanto abbia di vero e quanto di inventato…spero che sia in maggioranza inventata.. 😉

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  7. Ti ho lasciato per ultimo questa mattina, anche se è stato difficile resistere e trattenersi dal leggere d’un fiato. Intuivo che sarebbe stato importante e meritava tempo e rispetto.
    Cosa penso di te l’ho già scritto tempo addietro, mi spiace che qualcuno si lasci fuorviare, per me è molto chiaro ma mica tutti siamo ugualmente ricettivi, per fortuna. Tu sei come una seppia, getti cortine fumogene, lanci sassi che creano tsunami, fai un casino infernale per far guardare da un’altra parte.
    A volte funziona, altre volte meno.
    Datti pace anche tu, mi hai detto tempo fa che i sensi di colpa non portano lontano, bene fallo anche tu. Magari le bare sarebbero state due e non saremmo qui a parlarci amabilmente. Sei un uomini fortunato, hai sicuramente più di un angelo custode che veglia su di te, ovunque sia il loro quartier generale, e uno ha certamente occhi dorati di melassa.

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      • Ps dovessi leggere altri post vecchi o nuovi anzichè il like magari usi il rating? Con le gradazioni di voti possibili mi sarà più facile capire cosa incontra il vostro gusto e favore e in che misura. La cosa per me sarebbe importante… se te ricorcdi quindi mi farebbe muy piacere ricevere i rating (li trovi in alto a sinistra) al posto dei like 😉

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      • Guarda che sarò severa 😉 Come disse “Il Beppe”, mio temutissimo prof del liceo, accontentatevi di prendere 8 con me, 10 si dà solo a Dio, ammesso che esista, e voi non siete Dio!
        P.s. io però una volta ho preso 9 e mezzo! 😀

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      • Si vede che eri un semidio! Quanto a me, non sono in cerca di pacche sulle spalle! QUelle scaldano sempre l’anima, ma se ho aggiunto questo strumento è perchè voglio saperne di più su quel che pensa chi legge, anche chi non gradisce un contenuto, e in che misura non lo gradisce. 5 gradi mi paiono infinitamente meglio di un semplice Like, che non lascia peraltro neppure la scelta di mettere dis-like! Quindi vai tranqui, e ricorda che il voto è anonimo e nulla potrà indicarmi cosa hai votato tu o un altro! QUindi relax and vote!!!

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  8. Le risate, io credo, portano luce. Più che crederlo, lo so molto bene. Ma in un altro modo, anche la commozione e forse persino il dolore possono portare luce. Non so, mi pare. Poi per i sensi di colpa e gli angeli custodi cito Mela e basta, tanto credo che tu capisca.

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  9. Un racconto doloroso, perché il pensiero ‘se ci fossi stato…’ perseguita nel ricordo.
    Però non c’è nulla da fare. Il destino di Aurora era già scritto.
    Immagino che le istantanee le hai gettate per non avere una realtà sotto gli occhi, anche se quella virtuale dell’anima esiste. Ma la leica che fine ha fatto?
    Intenso e doloroso post a ricordo di una amica che non sparirarà dal tuo cuore.

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  10. Se non ti fossi negato forse oggi non sarebbe viva lostesso. Doveva andare così è di certo non sapevi com’era quel “così”.
    Oggi piove anche da te?

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  11. Bhe ho aspettato poco…
    Sai scrivere scavando nei sentimenti, sai scrivere con tanta nitidezza da far vivere la storia come se fosse tua.
    Sai scrivere. A me piace leggerti.
    Una carezza ad Aurora che vive le folate malinconiche di ottobre.

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  12. Io sono sempre piú convinta, che il destino sia già scritto da qualche parte per ognuno di noi, penso che farsi sensi di colpa per essersi negato sia inutile e dannoso per te , perché cosí facendo offuschi i bei ricordi vissuti con lei! E se tu ci fossi andato ,pensi che con la tua presenza sarebbero cambiate le cose? E se avessi cercato di salvare lei e invece fossi caduto pure tu? Forse proprio quel giorno ti sei negato perché il tuo destino ti portava in un’altra direzione.Era il suo destino ,il suo momento e tu non avresti potuto fare niente per cambiarlo! Ma con i se e i ma non si arriva a nulla, sono i con ,i quanto, e i come, che si definiscono i rapporti ,qualsiasi essi siano! Bravo Avvo quanti pezzettini ci stai regalando… :*

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    • Eh ma sai i sensi di colpa nascono nello stomaco, nel petto, nel sangue, e questi signori hanno una ragione tutta loro che la ragione non comprende…detto questo, il post è un patchwork di realtà. C’è una donna che vola da un palazzo e c’è un pugno di terra xhe non riesco a lanciare e c’è la rivendita e c’è la miseria in cui son cresciuto ma non c’è una ben precisa storia come questa. insomma prendete sempre con beneficio di inventario…detto questo tanti baci 😚😚😚

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      • Quello che ci sia di vero o inventato poco importa, il tuo racconto é fantastico ,un’esplosione di emozioni e non é da tutti creare queste simbiosi tra mente e cuore! Dai da pensare caro Avvo …dai da pensare!

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  13. Il cuore ha stanze, tante… E aule di giudizio che, dopo sommarie assoluzioni (perché il senso di colpa è un testimone dell’accusa troppo integerrimo e troppo perito per arrendersi alla prima sentenza), chiudiamo a doppia mandata. La tua storia non acquisterà mai un senso, ma questo credo tu lo sappia. Eppure mi piace credere che persino le tragedie più atroci ci hanno reso ciò che siamo. E, forse, il senso è proprio questo. Aurora vive tra i tuoi ricordi ed il modo in cui ne hai scritto, la sublime bellezza dei pensieri che le hai regalato, strappa tra le inevitabili lacrime un sorriso pieno di tenerezza e innocenza. (sei grandioso!)

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      • In effetti scrissi queste parole tempo fa pensando davvero ad un’amica che non c’è più da tanti anni. E volò per davvero da uno scheletro di cemento. Solo che non era giovane…e non fu un incidente…magari un giorno riuscirò a parlare di lei senza metafore chissà? 😘

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      • Sai, non so se augurarti di riuscirci. È difficile da spiegare, ma mi chiedo cosa dovrebbe scattarti dentro per liberarti dalla necessità delle metafore e darti la forza di affrontare la mera verità. Nel frattempo, la storia è tanto bella così com’è e, da quello che mi sembra di aver capito, forse anche più gentile rispetto a quella che è stata la vera storia di “Aurora”.

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  14. Frutto di fantasia o meno, prende a schiaffi un mio rimpianto. Un rimpianto con le fondamenta colorate di assoluzione ma che nella verità introspettivamente soggettiva ha lasciato una ferita sul cuore che mai si rimarginerà.
    Complimenti per lo stile di scrittura, sor Avvocatolo.

    Una Pulciona.

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  15. Non ho letto nulla, ( la prima parte giorni fa) è tardissimo ma ho aperto la porta, non c’è arredamento né tende né fiori, ma avevo promesso, ed eccomi.
    Notte serena

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  16. Non sono riuscita a trattenere le lacrime. Fantasia o realtà che sia, l’emozione da essa provocata, é entrata con irruenza nel cuore e nei ricordi.
    Tutti noi forse abbiamo un po’ i nostri “se potessi, se solo potessi, ma non posso”.
    Grazie.

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    • Cecilia che bel commento per iniziare una settimana che si annuncia gravosa! La storia per come appare è fantasia, ma è composta interamente da pezzi di vita vissuta (compreso il volo dal palazzone…)…e sì, credo che tutti abbiamo quei pensieri, l’importante è non farsi seppellire da essi…buon lunedì!

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