Dai diari di Adamo, Eva & Co. (il serpente alla riscossa)

Dal diario del serpente

*** 6 mesi dopo l’eliminazione dall’Isola dei Famosi ***

Eva ha sssempre provato un terrore cieco per noi animali.

Di ogni razza.

Mi chiedo sempre come abbia potuto convivere con Adamo.

Da quando abbiamo lasssciato tutti l’isssola è un inferno.

Dopo rossspi, lucertole e ragni, in cima alla sssua black-lissst ci ssshiamo noi ssserpenti e i topi.

Non ssso quante volte l’ho sssentita gridare ad Adamo, credendo che i pupi ssstesssero dormendo non-riesci-a-tenerti-il-pitone-nelle-mutande-adesso-l’ammazzo-quella-zoccola.

Non ssso di cosssa parli, io nelle mutande di Adamo non ci ssssono mai andato a ssstrisssciare.

Persssino i canarini e i piccioni la terrorizzano.

Non ssse ne può avere idea.

Adamo andava sssempre raccattando merli e pettirosssi con le ali ssspesssate, le zampe anchilosssate, insssomma sssciancati, dall’intero vicinato.

Lo dicevano gli amici del bar di Adamo, quelli che ogni tanto rimanevano a bivaccare, mezzi ciucchi, ssstravaccati sssulle sssedie (rossse e marcate Algida, come il tavolino) di plassstica all’ombra delle due querce sssul retro, sssempre ad azzuffarsssi per i turni sssull’amaca (sssotto c’era un lembo di terra consssumato e puntellato dai rimasssugli di qualche vomito). Lo dicevano: a Adamo piace la passsera, e giù a ridere sssguaiati.

Vai a capire che passsa per la tesssta degli amici di Adamo.

Eva, quando ssscorgeva Adamo avanzare timorossso, sssu per il vialetto di cipresssi, con un passserotto in una mano, maldessstramente nassscosssta dietro la giacchetta, sssaltava sssubito sssu a urlare non venir qui con quel passserotto, vedi dove devi andare.

Tieni lontano da qui quel merlo.

Non t’azzardar a fare un passo di più con quel gufo.

E quando c’era qualche razza sssconosciuta, cui ancora non avevamo dato alcun nome, giù a urlare non voglio veder quell’uccello, tieni fuori quell’uccello, non fare entrare quell’uccello dentro che mi arrabbio, l’uccello poi caga dappertutto, mi caga il cazzo l’uccello.

E lo rincorreva, a lui e il sssuo uccello, con una scopa.

Voleva ssscoparlo con l’uccello.

La loro figlioletta tonta di sssolito ssseguiva a ruota, e implorava la madre.

Lascia-stare-l’uccello-di-papà-per-favore.

Non-toccare-l’uccello-di-papà-mamma-oh-ti-prego.

Fallo-entrare!

Lo-voglio-dentro!

Ci-voglio-fare-le-carezze-e-darci-i-bacini.

Caino ssseguiva sssua sssorella con me in braccio (proibitissssssimo, Eva mi odiava più degli uccelli) e urlava vieni-qui-che-ti-faccio-giocare-col-pitone, lascia-stare-mamma, è-lei-che-scopa-in-fondo-a-casa, ha-tutto-il-diritto-di scegliere-quale-uccello-far-entrare-e-quale-no, guarda-il-mio-povero-pitone, ha-un-occhio-solo, ha-sofferto-molte-pene-per-2-mele.

Set, furente perché non riusssciva a ssstudiare, usssciva in ciabatte e foglia di fico, ssstaccava la catena di ferro che ssstrozzava quasi il loro passstore tedesssco, e minacciava tutti ora-sciolgo-la-bestia-e-vi-inculo-tutti-a-pecora.

Shaun guaiva e si rintanava nell’ovile.

I vicini guardavano di sssottecchi e mormoravano.

La zitella affittuaria dell’abbaino, mezzadra storica (Adamo si era riciclato latifondista, avendo vinto una mega causssa per usssucapione sssulla terra, dal Machu Pichu al Kilimangiaro, dagli Appennini alle Ande, sssolo le Alpi francesssi non era riussscito, problema di traduzione giurata, e sssì che han usssato lo SSSpirito SSSanto come traduttore, ma i francesssi sssi sssa…) sssi sssegnava in petto e sssgranava il rosario.

Tante mosssssse, quella lì, tutta gelosssia, eh, tutta gelosssia, l’ho sssentita che sssospirava e sssussssssurrava che avrebbe tanto voluto un uccello come quello di Adamo tutto per sssè. Perchè non ssse lo compri o non ne catturi uno sssugli alberi è un missstero.

Vai a capire cosa c’è nella tesssta degli inquilini, vai.

Poi Eva faceva dissscorsssi incoerenti.

Diceva alla figlia che i ragazzi avrebbero cercato di tirar fuori il loro uccello, e che ssse fosssssse sssuccesssssso glielo avrebbe dovuto riferire immediatamente.

La piccola, fessssssa sì ma fino a una certa, le rissspondeva che anche lei, Eva, voleva tenere gli uccelli fuori, quindi che problema c’era?

Almeno, diceva, i ragazzi non correvano e non urlavano per ssscopare.

Lei ribatteva che i ragazzi volevano tirarlo fuori per metterlo dentro.

Mah.

Io non ci ho mai capito granchè dei dissscorsi di Eva, geometria e fisssica, del resssto, non sssono mai ssstate materie in cui andavo forte.

Dal Diario mio

Mia madre aveva lo stesso terrore atavico di Eva.

Mio padre tornava spesso a casa con l’uccello in mano dopo esser stato rincorso per l’intero isolato da mia madre, ancora con il fiatone, e mi diceva che l’aveva beccato a scopare, mi strizzava l’occhio e diceva stavolta-mi-ha-beccato-proprio-con-l’uccello-in-mano, tua madre vuole darmi la scopa in testa, a momenti mi scopava in strada.

Bah.

Poi però lo sentivo lamentarsi coi suoi amici del bar che la mamma non scopava mai.

Mio padre è sempre stato un tipo indeciso.

A me, in ogni modo, la casa pareva pulita, tutto sommato, e secondo me scopavano entrambi abbastanza, a turno, si intende, che di mazza ce n’era una sola.

Mia madre dal canto suo, prima si lamentava che le toccava scopare tutto il giorno perché mio padre era uno sporco maschilista, poi si lamentava che lui andava scopando! E aggiungeva che lui non sapeva tenere l’uccello in gabbia, ma se era lei a cacciarlo fuori, mica lui!.

Bah.

E mia madre la ricordo così, in cima alle scale, le mani piantate nei fianchi, con la scopa immancabilmente ritta vicino a lei, monticchi di polvere in riga come soldatini di piombo, il sudore che le imperla la fronte, i sogni chiusi nelle tasche del grembiule.

Mio padre invece mi ha sempre spronato, nei suoi occhi vedo me come un passerotto dall’ala spezzata, lo vedo chinarsi su di me per prendermi a nido nelle sue mani enormi, e lanciarmi dal ramo, insieme ai fiori di pesco, per insegnarmi a cadere.

E mi diceva sempre, ricordati a Galileo e l’esperimento delle due palle lasciate cadere dalla torre.

Io pensavo volesse dirmi che anche se hai le palle di ferro caschi come chi le ha di legno.

Lui invece voleva dire, l’ho capito troppo tardi, che non conta che tu sia chiummo o fiore di pesco.

Cadrai sempre alla stessa velocità.

Ciò che fa la differenza è l’aria che incontri precipitando.

Che ti spinge verso l’alto, l’alto, l’alto.

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132 thoughts on “Dai diari di Adamo, Eva & Co. (il serpente alla riscossa)

  1. Chissà se l’aria che incontro io mentre cado è abbastanza forte per non farmi schiantare… Bravo avvocatolo, chiusura con stile 😉
    Bella tutta la tua storia dei serpenti e degli uccelli risalente alla notte dei tempi… e sappi che geometrica e fisica saranno sempre un mistero anche per me ^_^

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  2. Nella prima parte ho riso e molto apprezzato l onomatopeico ripetersi e inssseguirsssi delle esse.
    Il tuo personale ricordo ,vero o no , ma verosimile mi ha commosso. Sono in questi giorni molto fragile e indifesa di fronte ai ricordi.
    SssherazadeinqualchemodoanchEva

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  3. …mo voglio sapè che t’hanno fatto quelli che guardano l’uccelletti…
    Ecco dove stava il moo piccioneeeee!
    Mica farai un post…odio i birdwatcher, avvocatoli!
    …shawn é una chicca che non puô passare inosservata!
    Ma sta cantina è un pozzo di antichitá e modernità, con i diari dell’isola e anche tuoi!
    …ma usciti dall’isola dei famosi son entrati al grande fratello?!
    Pure io mi sedevo ai tavoli algida!
    …pensa che volevo commentare scrivendo:”bellissssssimo”

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  4. ma stai in crisi mistica in questo periodo?
    non ti vedo (leggo) tanto bene…bah!
    devi fare post pop altrimenti finisce il cazzeggio
    e leggere 150 commenti di alessialia, è davvero da capitani coraggiosi
    senza offesa eh? ognuno è come è
    cià avv.lo

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  5. O mamma! Ma la notte non dormi?
    Comunque…i serpenti sssstrissciano e gli uccelli volano da quando Dio li ha creati.
    Infatti i primi continuano a strisssciare, e gli uccelli a volare.
    Gli uccelli spesso vengono messi in gabbia però, il serpente è un pò più difficile da ingabbiare.
    “Il kobra non e’ un serpente ma un pensiero frequente che diventa indecente quando vedo te, quando vedo te quando vedo te, quando vedo …”
    Che ti devo dire tutto stò leggere questo mi ha fatto venire in mente 😉 🙂

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