Il primo giorno del resto della mia vita

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Il tratto di Via Cavour che va da Piazza Solferino alla riva destra del Po ha la poesia di un sonetto.

Nelle giornate terse, puoi orientarti da un lato con le colline e – girando a 180 gradi – dall’altro con la cerchia alpina.

La toponomastica che si incrocia lungo le terzine di questo sonetto è un fiorire di risorgimento: Via dei Mille, Via dei Fratelli Calandra, Via Mazzini, Corso Cairoli.

Il cielo sta stretto tra i suoi cornicioni e le grondaie che disegnano – prospettiva reale – le linee della via di fuga al tuo sguardo.

A metà strada, passeggiando verso il fiume, un viandante potrebbe voltarsi a sinistra e gettare un rapido sguardo, oltre il parcheggio GTT, ad una delle piazza più concave del mondo.

Appena più concava di Piazza del Campo, molto più di Piazza Plebiscito, incomparabilmente più della Piazza Rossa o di Place de La Concorde.

Forse solo San Francisco ha una concavità maggiore di Piazzale Valdo Fusi.

La mia principessa ha la voce squillante, i passettini affrettati, non smette di parlare.

Ogni tanto mi chiede “Papà sta piovendo un pochino è vero? E’ vero che sta piovendo“?

Come se la verità di una goccia di pioggia potesse esser smentita dal suo papà che per lei, piccina, tutto sa.

La sua gioia mi disorienta.

La mamma tace pensierosa, gli occhi liquidi di chi non è pronto, il braccio libero dalla manina rigido a 90, ridotto ad un inutile gancio appendiborsa di carne e ossa.

Ti ho chiesto se tu volessi salire in braccio per affrontare gli ultimi 500 metri di risorgimento, sperando con tutto me stesso che dicessi sì, fregandomene se tutto questo fosse o meno diseducativo e rischiasse di viziarti.

Il tuo sì squillante e sorpreso (in genere te lo nego più spesso di quanto vorrei) è stato un balsamo.

Varcata la soglia dell’ombroso portone ho scorto con visione periferica un’aula vuota.

Quei banchetti inconfondibili, quelle sedioline, quei festoni di cartapesta, quelle vetrofanie artigianali alle finestre: un rewind sfocato dalla velocità del nastro e poi sbatto violentemente il naso contro un deja-vu che sonnecchiava da oltre 30 anni dentro me.

E’ ora.

Scendi dalle mie braccia e diligentemente, ubbidiente, dai la manina alla maestra.

Mi guardi con gli occhioni di Titti quando vuole ottenere qualcosa, ma le palpebre rimangono eroicamente asciutte.

Senza lasciare la manina della maestra metti l’altra a coppa vicino a quel bocciolo di garofano che è la tua boccuccia, io mi piego verso di te perché capisco che quello è il solito segno di quando vuoi sussurrarmi un segreto.

“Papà, quando fa buio mi vieni a prendere tu?”

Pessima idea leggerti la favola di pollicino alla vigilia di oggi, pessima.

Del resto so bene che tu sempre ti immedesimi nei personaggi, tua mamma non ti perdonerà mai di averle chiesto “prendi una meeeela biancanene” con autentico sghignazzo da strega.

Ma non era facile trovare una bambina con entrambi i genitori vivi. Cenerentola, Biancaneve, Belle, Jasmine, Nemo, Ariel, Pinocchio, una autentica ecatombe di madri.

Certo avrei potuto farti vedere, che ne so, La Principessa e Il Ranocchio ma là muore il papà e mi girano ancora di più le balle, se permetti.

Ti avevo comunque promesso che non avrei mai zavorrato il tuo volo nel mondo.

Certi giorni è così difficile mantenere le promesse.

Quando mi hai posto quella domanda che lasciava trasparire tutta la tragedia che ti avrà sfiorato la mente (facendomi pensare alla Bambina che amava Tom Gordon), ho provato un tuffo al cuore e una voglia matta di tradire quella promessa.

Avrei voluto dire “maestra ci vediamo l’anno prossimo“, poi sciogliere l’intreccio di dita che ti legavano a lei, issarti per la milionesima volta sulle mie braccia, mettere la tua testolina al suo solito posto, nell’incavo tra collo e spalla, sorreggendo a sinistra la tua testolina con la mia destra, il braccio che passa dietro in diagonale intorno alle tue spallucce a proteggerti dagli urti del mondo, e tornarmene sotto le coperte per un milione di giorni ancora.

Quando mi dici, amore mio, che mi vuoi un bene dell’anina avverto netta una forza mareale che non sospettavo neppure di avere dentro, una intensità che brucia gli occhi, un trasporto che oblia tutti i miei organi, li spenge, e non rimane alcun anelito che aliti in me, nessun rumore se non i battiti del cuore.

Ti voglio anche io un bene dell’anina.

E ricordati che ogni giorno della mia vita, al crepuscolo, quando viene buio, io verrò a riprenderti dovunque tu sarai.

Buon primo giorno di asilo, amore mio.

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135 thoughts on “Il primo giorno del resto della mia vita

  1. …scusa ma non riesco a trovare nulla di degno da scrivere dietro ad un tuo post…
    proprio questo di post poi…
    i post delle principesse… le nostre piccole principesse che crescono e diventano sempre più donnine… uguali e diverse da noi…
    che le vedi crearsi una personalità ed un’autostima che neanche io so come fanno…
    lia addirittura cerca di dare la mano ad un bimbo per entrare perchè lui piange e cerca la mamma…
    pure io me la volevo riportare… ma poi quando mi dice che oggi ha ballato con una bimba più grande che ha le treccine attaccate sopra alle orecchie… bah…
    vabbè… è giusto che siano felici così e che noi ci mettiamo da parte…
    daltronde le paure che avevo scritto in un post qualche giorno fa… me le ha fatte quasi passare…
    scusa il non commento…
    sti giorni poi, sti momenti boh…
    mi passerà…

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      • Ah quello si! Torneranno e noi saremo a braccia più che aperte… La cosa più bella è quando tornano anche a 20, 30, 40 anni… Quello si che sarebbe un bel traguardo….
        Beh sta pivendo un po, ma non x piccoletta all’asilo…
        Senza motivo, ma ogni tanto bisognerá pure coccolarsi e rintanarsi un questi momenti, no? Un po come la storia dei ponti che dici tu…

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  2. Sapessi quanto è difficile trovare una fiaba in cui i bambini non siano in qualche modo “traditi” dai loro genitori, e non parlo di morte, ma proprio di tradimenti, abbandoni, ferite, quando devi leggere una storia a due animilli che di tradimenti dai genitori ne hanno già subiti q.b., cioè uno, il primo, l’ultimo, l’abbandono, definitivo. Poi ti dici che così possono immedesimarsi meglio. E infatti… Il mio principino, Bertucciapiccola, voleva sempre la fiaba di Pollicino, qualche anno fa. Era la versione in cui alla fine i sette piccoli tornavano a casa col tesoro dell’orco e il papà li riprendeva a braccia aperte. Lui mi disse: ‘solo perché adesso avevano il tesoro. Io non sarei tornato’. E ogni volta che la leggevo mi chiedevo se facevo bene. Ma poi, appunto, che dire della matrigna di Biancaneve, e quella di Cenerentola, e di tutte queste streghe e orchi… Le fiabe servono proprio perché sono profondamente vere, profondamente reali. E ti dicono che nonostante tutto, alla fine, si diventa re, cioè grandi, adulti, se stessi, prima di tutto. Si spera. E che allora, neanche il buio farà più paura, o la farà, ma si saprà come superarla.
    Una bella lettera 🙂

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      • Triste, però vedi, lui ha una gran testa. Aveva già deciso, fin da allora, quello che era disposto a fare per avere una famiglia, a quali compromessi avrebbe potuto scendere e a quali no. Più passa il tempo e più mi si conferma questa idea. Lui è uno che pensa. Uno a cui non puoi far credere quello che vuoi. Per convincerlo, devi trovare delle cose in cui crede profondamente. E visto che ancora è un ragazzino, promette bene. Forse tutti promettono bene, fino a che non si fanno convincere che non piove, solo perché qualcuno glielo ha detto con un tono sufficientemente deciso e ragionevole 😉

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      • Sì lo ho colto questo aspetto. La storia del tesoro…e lui che mette in dubbio la bontà dei genitori, la buona fede addirittura…ammazza se è profondo! Eh no, non lo freghi mica…

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  3. Va bene. Mi associo alla commozione. E penso al mio papà (nonostante sia quasi quarantenne), a quanto vorrei a volte che venisse a prendermi quando fa buio (e certe volte nella mia vita il buio è pesto…). Un abbraccio grande grande e grazie…

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    • Che coraggio nelle tue parole, kalosf. Non è da tutti, ometti in particolare, ammettere di aver di questi pensieri. Io un papà vero non ce l’ho mai avuto…basti dire che un anno arrivò a me una sua cartolina dall’altro capo del mondo, ma era indirizzata a mio fratello più grande, che quella scuola aveva lasciato da 3 anni…..

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  4. Che bello quando devi portare i figli a scuola e non al Pronto Soccorso dove finiscono… perché ti assomigliano troppo!!!
    Bel Post Avv., sei sempre profondo e coraggioso

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  5. La promessa più bella che potessi farle! La vita si resetterà numerose altre volte e di primi giorni ce ne saranno altrettanti, ma l’immagine di te, cavaliere, che aspetti al buio per illuminarle la strada, è toccante nel profondo.

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  6. Bello ‘tolo!… Sempre bello… Un bel post da faccia arcobaleno…
    Mini ha iniziato a sei mesi con il nido … E da subito non ha fatto una minima piega… Nemmeno un occhietto da cerbiatto… Quando s’è messo a piangere la prima volta aveva 2 anni e mezzo… Io non ero abituata e presa alla sprovvista gli ho detto :” no Mini… Ti pare? Adesso? Non l’hai fatto per due anni inizi ora?”… Un bacio e sono andata via ( che madre di merda!)…

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  7. Sei disarmante, tenero e dolce e potrei continuare all’infinito. A poi ti arrabbieresti e mi diresti che ti sto prendendo per il culo. Tu fai il bastardo ma sei fatto di miele e panna. Bimba fortunata tua figlia, un padre così è difficile da trovare. Piuttosto piantala con questi post-kleenex, mi commuovo piuttosto di rado ma ultimamente mi sta accadendo troppo spesso leggendo i tuoi articoli.

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      • Faccio ancora riflettere. Ben venga.
        Io invece spero non passi. Spero di imparare a gestire il poco per farmelo bastare. Mi dicono che da lì si sta meglio.
        Non c’è errore nel tuo post.
        Ed il mio è solo un suggerimento di chi alle volte ha la presunzione di voler capire tutto.
        Intanto qui è arrivato l’autunno. E piove. Meno male. Servono giustificazioni a certe scelte.

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      • Lo sai che non concordo affatto…non basta farsi bastare poco per vivere felici. Bisogna osare, pretendere il meglio ma senza poi lamentarsi se non si è ottenuto granchè, ma gioiendo per quel poco che si è ottenuto. Ma quanto alle scelte che per esser giustificate han bisogno del maltempo, no, sai che non concordo…per quanto possa valere!

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    • Oh sì, sicuro, non c’è niente al mondo, e lei non potrà fare nulla, per quanto sia ben possibile che un figlio prenda strade e decisioni invise al genitore, dico, non riuscirà mai a cambiare questo. Per lei ci sarò sempre! Questo è un “sapere” ancestrale, che viene da dentro, non arriva neppure nelle regioni del cervello, è di quelle consapevolezze del tipo come si fa a respirare, non ne hai idea di quali muscoli o cavità o altro devi muovere, ma sai che lo farai finchè vivi, non un secondo di meno.

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  8. Bello davvero!
    Bravo davvero!
    La cosa migliore è però il titolo, secondo me: Hai contrassegnato la tua vita con un prima, un poi, un dopo. Tutto all’interno di un durante.
    Ce ne sarebbe da scrivere e da dire, su quel titolo.
    Ma molto te lo sei già detto da solo, vero?
    Per fortuna l’ hai anche scritto e rimarrà ad imperitura memoria anche quando ti dirà: .solo le sfigate escono con la loro madre di sabato pomeriggio, e a te si schianterà il cuore.
    Poi, anche questo passerà e ti inviteranno ad uscire pure la DOMENICA, di pomeriggio…
    Oooppsss scusa sono uscita dal binario.
    Bel pezzo, bravissimo…
    😊

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  9. Avvocà, m’hai fatto emozionà!!!!
    Ecatombi di madri…ma un padre c’è, che è dolce e sa amare infinitamente il figlio, comunque esso sia: Geppetto, peccato che nessuno lo ricordi, io lo adoro.
    E adoro te.
    (mio papà non c’è più da tanto, ma io lo amo sempre, ogni tanto gli dedico un post, quando un padre torna all’imbrunire a prenderti sempre e ti fa appoggiare la testa in quell’incavo, non lo puoi dimenticare mai, neanche a 57 anni).

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  10. Inserire la favola tua e di tua figlia con l’ironia garbata e tenera fa di questa lettera uno spettacolo.
    Realtà, fiaba, sentimenti, ma sopratutto amore, hai colpito e fatto centro.
    PrincipessaLea, è stata ferita duramente da questo ambiente ed è in riabilitazione… ma lettere come la tua riavvicinano a questo elettrodomestico che è lo specchio del mondo.
    Grazie

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  11. Ecco l’estro geniale che alterna perle commoventi a poesie da “corrida”…bè posso solo dire che se “buon sangue non mente” sarà la maestra a rimpiangere questo primo giorno di scuola più di te… mi sa che la piccola saprà farsi valere… 😉

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  12. Pingback: Aurora – Parte II | AVVOCATOLO

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