Dai diari di A. C. A. ed Eva [non parlerò certo del S., non ancora] – Parte IV

DAL DIARIO DI EVA

07/12/1.000.000.000 a.C. circa [il circa è dovuto all’incertezza dell’epoca gestazionale del C. al momento della stesura del diario, dato che C. avrebbe potuto esser un settimino quanto un decimino, n.d.avv.]

Uomini.

Tszè.

Sembrano giocare a nascondino.

Uomini.

Sgrunt!

Mai che mi regalino un fiore.

Ne crescono in ogni dove (come quando fuori fiori), dice, signora mia, di fiori, qui?

Oh ma non significa, si lasci dire, signora mia, non significa proprio nulla, e non faccia quella faccia lì, benché comprendo sia l’unica che lei, signora frequentatrice di blogspost, possegga.

Che razza di discorso sarebbe “perchè regalarti un fiore, se dopo 3 giorni dovrai comunque gettarlo via, mentre i fiori vivi e vegeti durano molto di più”?

I fiori si seccano dopo 3 giorni, lei dice, signora mia.

Benissimo, certo, ma dovrebbe sapere che tale periodo di sopravvivenza floreale è sintonizzato con le oscillazioni periodiche della brama femminile di ricevere fiori (chiunque – purché sia nato dopo Murdock – potrà provarlo servendosi di un comune oscilloscopio).

Muoiono, i fiori, come il chicco di grano, per far posto sui volti delle donne ad altri fiori, quei fiori che gli uomini, imbambolati, sogliono definire “sorrisi” (che non a caso si dice sboccino). Quegli stessi fiori e sorrisi che loro stessi troppo spesso, amaramente, falciano via, disattendendo le promesse.

Non lamentarti – uomo – della caducità del fiore, piuttosto regalane 3 volte a settimana.

La morte imminente di ogni singolo fiore fresco che la compone, costituisce l’essenza del fascino d’ogni donata infiorescenza.

La morte del fiore è l’elisir del suo secolare fascino impermeabile alla marea dei secoli, la quintessenza distillata del millenario accanimento femminile ai suoi sfiorenti petali (mama m’ama o non m’ama? Mama, yuh uh).

La vita stessa lambisce e ambisce l’eternità, ma muore dans l’espace d’un matin, e proprio questa sua disillusa caducità seduce l’essere umano, atavicamente conscio della fertilità procurate al terreno ogniqualvolta, cadendo, un ramo secco o un fiore appassito, sprofonda nel suo grembo e lo concima.

Per questo seppelliremo un domani (i cimiteri qui son ancora vergini) i nostri morti sotto terra, perché essi viaggiano nel verso inverso a quello dei nuovi germogli che, dal bulbo, stantuffano verso l’alto vincendo ogni forza di gravità e traforando zolla a zolla fino a vedere il sole e il cielo sopra questa vita e questa terra (e perché mai, altrimenti, si direbbe “venire alla luce”?).

Chi muore sprofonda sottoterra e guarda le radici dall’altro lato della vita e della terra, verso il buio, chi nasce – all’opposto – si eleva dagli abissi del grembo terreno e viene al mondo.

Tendendo al cielo.

E avremo sempre cura che i nostri morti, pur se chiusi in un feretro senza finestre, abbiano sempre la faccia rivolta in su, è solo perché speriamo che tornino, nel giorno del Giudizio, a volgere lo sguardo al cielo, come noi che ci separammo da quei cancelli serrati camminando come gamberi all’indietro, anelando il ritorno, e scrutando come aùguri il volo degli uccelli.

L’Eden e la vita di cui esso è ebbro sono solo un lungo salto in alto sbucando dal grembo della terra, un salto che qualche giorno sembra eterno, ma che, presto o tardi, esaurisce la propria forza elastica e, schiacciato dalla gravità, si contrae su sé stesso fino ad azzerarsi facendoci ripiombare giù (quia pulvis es et in pulverem reverteris), ma solo per dare spazio e aria ai nuovi germogli che sbucano dalle brune zolle e accecano gli occhi di chi è in superficie col loro verde pastello.

Il Signore ogni tanto ce lo rammenta: tornerai alla terra.

E questo ritorno legittima l’andare.

Se questo Eden resta eterno e immutevole, e se nessuno di noi potrà uscirne scalzo, un giorno, a gettarvi un ultimo sguardo retrospettivo, allontanandosi dai suoi cancelli ormai serrati, nessuno di noi lo rimpiangerà mai, se per ventura ci accadesse un giorno, a unica eccezione dell’eterna immutevolezza ipotizzata, di averlo comunque, in qualche modo, perduto.

L’intero Universo – di cui noi siamo “materia stellare che medita sulle stelle” – è infinitamente meraviglioso a cagione del suo continuo evolvere e oscillare perenne tra big bang e big crunch.

E se un giorno di domani le stelle non si allontanassero più da noi, e se non vi fosse più alcun red shift sui vostri spettroscopi, se gli astri non fossero destinati, come lo sono, a lasciare la volta celeste sempre meno celeste e stellata, un giorno di domani, chi più si incanterebbe – oggi – a osservarlo?

Chi alzerebbe il naso al cielo – rabbrividendo d’eternità – disteso su un lettino, se ogni notte fosse la notte di S. Lorenzo (a parte chi abbia la sventura di chiamarsi Lorenzo, che alzerebbe gli occhi al cielo non certo per scrutare, quanto per esprimere tutta la sua esasperazione per un certo eccesso di auguri di onomastico)?

Chi inseguirebbe più la coda delle comete, se il cielo della notte fosse illuminato a giorno da mille stelle cadenti (senza cadere mai) che ne solchino gli eterei flutti in ogni secondo d’arco?

Per questo i fiori di plastica sono odiosi, perché non si decidono una buona volta a morire, e sembrano di tal guisa dispensare, direi assolvere, il donante dal reiterare il beau geste, mentre restano ad accumulare polvere, vivendo senza fissa dimora in una fissa e immota vita morta.

Con il tempo, i fiori finti lasciano il destinatario nel crescente dubbio circa la persistenza dei motivi che indussero il donante a fargliene (un tempo, forse, anche gradito) omaggio.

Il fiore fresco, invece, reciso, stilla dal suo gambo marcescente vita e richiama con la sua morte altra vita, in una sempiterna crestomazia di colori e fragranze.

Esige la continua reiterazione del beau geste, il fiore fresco, è il vero file rouge de l’amour.

E’ l’insita promessa di un imminente e reiterato ritorno di chi reca in mano il fiore, a intenerire così tanto il cuore di una donna che lo riceva.

Se l’uomo le promettesse di tornare di continuo, e mantenesse la promessa, la donna ammirerebbe le mani vuote quanto quelle cariche di omaggi floreali, veri o finti che siano, e i fiorai, forse, neppure esisterebbero.

Per questo chi – come noi donne – ama davvero fare sesso, ama l’amore.

Perché fare all’amore contiene una promessa implicita, che il mero sesso disattende o non formula tosto: tornerò, e faremo di nuovo sesso.

Gli uomini credono di amare il sesso, ma lo condannano a fievoli e sparuti battiti di natiche, rifiutando l’amore.

Uomini.

Sempre coi loro giochi ancestrali.

La caccia, la corsa, la pesca, trascurando la raccolta (dei fiori, in particolare).

Bruti, bruti!

Brutti bruti!.

Sì, credo proprio che li seguirò.

Tutti.

p.s. A noi, donne e uomini d’ogni tempo, non rimane che la speranza di qualche anacoreta che distilli resine dorate dai tronchi marcescenti del Sapere [Se Montale fosse vivo andrei a ricattarlo avendo scoperto che una sua poesia è frutto di plagio, come si evince dal florilegio surriportato estratto dai Diari di Eva che, quanto ad anteriorità rispetto a Oggi è Di Moda, non han bisogno (certo) di data certa, n.d.avv.].

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115 thoughts on “Dai diari di A. C. A. ed Eva [non parlerò certo del S., non ancora] – Parte IV

    • Un’altra che non vede l’ora di mostrar le chiappe. Tenga, visto che l’argomento la interessa. Dal bagnino al palestrato il passo è breve. Tutti e due potrebbero ritrovarsi coi funghi, ma tanto sta per arrivare l’autunno …

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  1. Mi sono persa i tuoi post…ahi, ahi ahi. Dovrè rimediare. Ma non oggi ,sono da mia figlia, e ho dimentivato gli occhiali. Sto faticando non poco davanti al pc. Mi rovinerò gli occhietti tanto belli. Però presto tornerò. Non si può mancare qui…Abbraccione. Isabella

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  2. Il seme cade e fiorisce, il fiore viene reciso e poi muore….l’immortaltà non esiste, ma senza la terra fertile e il seme, senza il cielo e le stelle non ci sarebbe la vita.
    Senza l’uomo e la donna non ci sarebbe l’amore (almeno in senso tradizionale).

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  3. Le cose che durano x sempre non sono apprezzabili… A volte serve un effimero momento o gesto x apprezzarlo. Sapere che non è immortale te la fa tenere stretta stretta e te la fa godere x ogni momento… Senza la donna l’uomo non esiste… Senza l’uomo la donna non esiste… Senza il loro amore la vita non esiste. E dovremmo cercare di apprezzarla di più, visto che come dici tu… Emh cioë come dice eva, non è immortale. Dovremmo seguire cuore sogni e passioni … respirare!

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  4. Ma i FIORI DEL MALE non erano di Baudelaire?
    Ah sì sì – mi suggerisce lo shining – , Baudelaire parlava con il diavolo e insieme hanno deciso che l’umanità un giorno avesse un Avvocatolo come profeta?

    Cioè tu ci hai tenuto in cattura (così si dice dalle mie parti) per quattro cazzo di puntate, come una volta ci teneva in cattura “Il mulino del Po'” o “La figlia del capitano”, sceneggiati diretti da Sandro Bolchi, rigorosamente in TV bianco e nero, per scoprire che cosa?
    Che la copula è essenziale? E che se la propiziamo con omaggi floreali è anche meglio? Perché così non viene una mezza copula ma una copula di quelle come si deve? Cioè un fiore di copula? Come un fiore di panna? O un fior di loto? O un fior di figliola?

    Avvo. Non lo so. Non lo so, non lo so.
    Da una parte dovrei essere incazzato nero perché mi hai tenuto in cattura per quattro cazzo di puntate come uno sceneggiato… ah l’ho già detto… dall’altra ti dico:

    AVVOCATOLO SEI PIU’ BRAVOLO DELL’AVVOCATOLO DEL DIAVOLOLO.

    Io sono tornato in soffitta e non ho più trovato messaggi. Ma un fiore. Il fiore del piacere segreto… Eh eh se vuoi sapere di che si tratta rivolgiti ad altri blog.
    Potrebbe aver a che fare con la copula a puntate. Nel senso che punto su una copula o sull’altra. Comunque su quei blog si spiega tutto. Pure lì a puntate… Oppure rivolgiti alle brillanti decrittatrici di codici e codicilli che XQ GABMLBOXZOW… eh eh mo vediamo se continuano a tirarsela che sono brave a decrittare i codici e codicilli…

    Non chiedermi che cosa significhi il mio commento. Nemmeno io ho capito un tubazzo. Ma ci sono sempre le decrittatrici che non c’hanno un tubazzo da fare perché stanno al mare a lemonsodare. Mentre i bagnini fanno i bagnini. E guardando le decrittatrici pensano: “moccà che destino di colombo”.

    Fatti tradurre il commento. Oppure non scrivere più a puntate. Nel senso di puntate.
    Rileggo tutto, promesso. Sicuro di capirci ancor meno.

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  5. salve! ero venuta a vedere se per caso c’era la puntata successiva… visto che oggi sto al lavoro fino alle sei, e pure domani mattina, così mi facevo una cultura sui pensieri della prima famiglia della storia e del serpentello! invece niente! mo che leggo?!?!? haha!

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  6. Beh? Cos’è ‘sto mortorio? Io l’avevo avvisata. C’entra quella volgarona col nickname scemo, immagino. Le avrà sventolato aroma di passera via email e lei ci è caduto come l’ultimo dei gonzi. Intanto qui latita il finale.

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