Dai Diari di A. C. A. e E. – Parte I

DAL DIARIO DI C.

09/12/[ANNO NON LEGGIBILE, GRAFIA INCERTA E ZOPPICANTE SU UN NUMERO LUNGO, n.d.avv.]

Quel minchione di Papà non me la conta giusta.

Ha sempre il pendolo carnale in verticale.

Di solito.

Ultimamente, invece, ha il pendolo floscio che gli oscilla in tutto e per tutto proprio come un pendolo, solo flosciamente, il che influisce – chiaramente e flosciamente – negativamente sulla perfezione della curvilineatura che disegna il suo pene-ndolo con le sue oscillazioni (della minchia).

Secondo me, mette le corna a mamma, anche se non saprei – GIURO SU DIO!, mi scusi Altissimo, non è il caso di farla tanto lunga, mica è colpa mia se non ci sono Patroni, Martiri, Vergini, Santi, Profeti, Evangelisti, Serafini, Cherubini, Troni, Patriarchi, Potestà, Arcangeli né Angeli degni di tal nome su cui poter giurare qui… – non saprei, dicevo, davvero dire chi possa mai ingollarsi quel babbeo di papà. A ben pensarci, ho visto delle pecore e delle vacche pascere a zampe un po’ più aperte del solito…no, davvero non saprei…

Ma lo scoprirò.

E lo ricatterò.

Vedremo se non potrò uscire la sera, ah, il vecchio porco ha le ere contate.

Sì, credo che lo seguirò.

DAL DIARIO DI A.

Nell’Annus Domineiddio [TESTO BRUCIATO, ILLEGGIBILE IL NUMERO, n.d.Avv.], durante codesto splendido giorno 09 del lodevole mese 12.

Babbo babbuino babbuccio mio me la conta men giusta della sua solita giustezza [mi perdoni il Signore se oso raffigurarmi la sua giustezza giusto un tantinello (ma pochino) men giusta del giusto].

E’ più fiacco del solito e il suo pendolo pendolino pendolazzo (detto anche…non ricordo) gli penzola penzoloni tra le due olive olivette olivazze color olivastre che quel birba barboncello birbantello di C. chiama i [TESTO BRUCIATO DA COLLERA DIVINA].

Oh!, buon Pastore, ripeto la parola “maroni”, potrei giurarlo sul Padre Nostro che E’ nei Cieli, senza che la mia favella né i miei timpani possan tosto né punto (neanche di una virgola) contaminare né il mio cuore cuoricino né la mia buona anima animalina che affido sempre nelle tue Mani, Altissimo Signore Signoruccio Signorini.

E anche C. sembra più birbone birbantello birbantazzo (sempre a parlar di…non ricordo) del suo solito solitino, benché sempre perdonevole rimanga la sua birbante birbaggine, spesso, lo ammetto, oh Vostra Grazia Graziosa Graziella, persino giustificata e di cui – piuttosto – potrei confessarmene io colpevole col mio – GIURO SU YAHWEH, involontario – provocarlo. Stasera reciterò, a tal uopo, 100 Pater Nostrano.

Temo che lavorino entrambi troppo, il mio babbo babboccione babbucce e il mio fratello fratellastro (absit inura verbis, è solo un amorevole diminutivo diminutivino) fratellino, probabile che tentino entrambi di evitarmi certi lavori lavoretti per non affaticare la mia esile, gracile e gracida gracilità.

Ma io proverò, se codesto mio intendimento non dispiace e non intralcia i disegni disegnini del Sommo Architetto (né i suoi grafici, né i Suoi plastici né tantomeno, DIO ME NE SCAMPI!, il Suo tecnigrafo), proverò, se all’Altissimo Elohai non arreca disturbo alcuno, di scoprire di quali lavori si tratti, benché, L’UNO E IL TRINO ME NE SIANO TUTTI E QUATTRO TESTIMONI DAVANTI ALL’ALTISSIMO GEOMETRA CREATORE DELL’UNIVERSO E DEI CURVILINEI, non saprei dire, lo GIURO persino su ADONAI, davvero, di che lavori possa mai trattarsi, qui.

E poi li eseguirò al posto loro, dimodochè riposino una buona volta le loro membra membrine membrinucce.

Sì, credo che li seguirò (sì, o forse, dipende, dipende dal se rimane assente da tale mio proposito ogni intralcio anche al più piccolo colpo di scalpello scalpellino del Sommo Nostro YHVH Scultore delle Sfere Celesti e delle Sfere tra cui spazza archi di circonferenza il pendolo di papà).

DAL DIARIO DI A.

A.A.S.N. [Dopo innumerevoli ricerche volte a connotare temporalmente l’acronimo che precede e altrettante congetture errate (Anno Antico del Signore Nostro? Anno Anteriore al Signore Nostro?) codesto umile Redattore ha radicato nel suo animo la ferma convinzione che trattasi di abbreviazione puntuta de “Altro Anno Stessa Noia”, n.d.avv.].

A. e C. non me la contano giusta.

Li conosco dalla nascita (succede, del resto, quando si tratta dei tuoi figli) e sono sicuro mi stiano nascondendo qualcosa.

Anche se non saprei dire – lo giuro sullo Spirito Santo – non saprei davvero cosa (né tantomeno dove) possano nascondere.

Poveri ragazzi, non hanno mai avuto grande compagnia (Javhè non reagisca così, suvvia, sono stato tra i Suoi primi fan, “grande” lo uso in qualità di aggettivo numerativo non qualificativo, la Sua Compagnia, Sommo Ingegnere, è la più grande che ci sia, indubitabbiosamente, ma non potrà negarne una certa qual scarsità numerica di alternative).

Mi fissano entrambi il pendolo, e inizio a esserne turbato.

Non so se possa definire tal turbamento qual…imbarazzo?.

Imbarazzo per il….pendolo?

Toh, cosa poi è mai, l’imbarazzo?

Un sentimento di cui prima d’ora non avrei saputo indovinare neppure il nome, avendolo giustappunto testé coniato.

Forse ho mangiato qualcosa che mi ha disturbato.

Magari quella fottuta [TESTO BRUCATO, n.d.avv.].

Ma si sa, le donne quando vogliono qualcosa da te, peggio quando vogliono DARLA a te, qualcosa, sono come i salumieri.

Tu magari ti accontenteresti di un etto, e loro ti rifilano nell’involucro due etti e mezzo come minimo, e poi ti chiedono retoricamente “che faccio lascio“?, guardandoti con lo sguardo di chi vuol intendere “NON E’ CHE ADESSO DOPO TUTTA LA FATICA CHE HO FATTO TE NE ESCI CHE NON LO VUOI PER LA TUA PIDOCCHIOSITA’, EH?“. E’ lo stesso sguardo di quando, dopo aver disossato a mani nude un deserto e aver solcato 100km di dune a dorso di cammello, la tua donna ti fissa e chiede “Vorrei tanto andare a vedere il tramonto sul monte Sinai, non sei stanco vè?“.

Idem coi sentimenti, sia detto per inciso.

Tu chiedi una ciulatina per trascorrere un’oretta (ok ok, autopromozione ingannevole!, ammettiamolo, 10 minuti comprese le pause se va bene) in Santa Pace.

Vorresti solo ammazzare la noia, che qui quanto a noia non ci si annoia mai, voglio dire ne cresce in abbondanza, di noia, persino sotto il muschio del presepe, se esistesse.

Tu cerchi solo un etto giusto giusto di prosciutto, magari di Praga (ah le Praghesi, quando le inventeranno…), tu prendi il tuo numerino e attendi placido e quando ti chiedono, le donne-salumaio, “DICAAA” tu sei preciso e chiaro “un etto di ossobuco, più buco che osso, eh, e mi ci tolga il grasso peffavore” e loro ci aggiungono due etti e mezzo di sentimenti non richiesti, il mutuo, la casa al mare, le vacanze insieme.

Come potevo rifiutare – quindi – un morso a un torso di [TESTO BACATO, n.d.avv.], dunque, visto che me la porgeva una donna con lo sguardo da salumaio abbondante?

I miei ragazzi, comunque, non me la contano giusta.

Boh.

Sì, credo che li seguirò.

Dio abbia pietà di noi (almeno stavolta).

[TO BE CONTINUED]

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99 thoughts on “Dai Diari di A. C. A. e E. – Parte I

  1. Testi bacati dai bruchi bruciati! Ho usato tutte le tue note, visto?! Sicuro che ala birra mentre ti bevevi lo stomaco era vuota? Ti sei fatto ruspa pure x trovare ste memorie? 😝💪 . Quindi manca il diario di E, vero? Che sarebbe la moglie! Certo che si imparano tante cose con le vecchie letture!certo che toglie il grasso all’osso…!

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      • Hahahaha! Ma perchè c’é qualcunoche se li perde i tag (n.d.al)?! BAUAUBAUAUBAUAUBAUAU! M!se è eresia toccherebbe chiederlo a A. Ma questi che salumiere conoscono? Forse direbbero “non sono la salamara giusta per te” parafrasando un tale avvocatolo! 😆

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  2. Ma tu vedi che fortuna! In soffitta io trovo due pantofole spaiate, un mozzicone di toscano, un fiasco di vino biancorosso (quello che ha la schiuma che si è formata a mezza bottiglia) e tu la copia apocrifa di un memoriale del convento. Confermo… Saramago che non sei altro.

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  3. All’inizio era il caos … ma poi proseguendo ho capito che sarebbe stato peggio ed ho pensato: “che faccio, resto? E così mi sono tuffata nel vortice. Bisogna provare tutto nella vita.

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