Dai Diari di A. C. A. e E. – Parte I

DAL DIARIO DI C.

09/12/[ANNO NON LEGGIBILE, GRAFIA INCERTA E ZOPPICANTE SU UN NUMERO LUNGO, n.d.avv.]

Quel minchione di Papà non me la conta giusta.

Ha sempre il pendolo carnale in verticale.

Di solito.

Ultimamente, invece, ha il pendolo floscio che gli oscilla in tutto e per tutto proprio come un pendolo, solo flosciamente, il che influisce – chiaramente e flosciamente – negativamente sulla perfezione della curvilineatura che disegna il suo pene-ndolo con le sue oscillazioni (della minchia).

Secondo me, mette le corna a mamma, anche se non saprei – GIURO SU DIO!, mi scusi Altissimo, non è il caso di farla tanto lunga, mica è colpa mia se non ci sono Patroni, Martiri, Vergini, Santi, Profeti, Evangelisti, Serafini, Cherubini, Troni, Patriarchi, Potestà, Arcangeli né Angeli degni di tal nome su cui poter giurare qui… – non saprei, dicevo, davvero dire chi possa mai ingollarsi quel babbeo di papà. A ben pensarci, ho visto delle pecore e delle vacche pascere a zampe un po’ più aperte del solito…no, davvero non saprei…

Ma lo scoprirò.

E lo ricatterò.

Vedremo se non potrò uscire la sera, ah, il vecchio porco ha le ere contate.

Sì, credo che lo seguirò.

DAL DIARIO DI A.

Nell’Annus Domineiddio [TESTO BRUCIATO, ILLEGGIBILE IL NUMERO, n.d.Avv.], durante codesto splendido giorno 09 del lodevole mese 12.

Babbo babbuino babbuccio mio me la conta men giusta della sua solita giustezza [mi perdoni il Signore se oso raffigurarmi la sua giustezza giusto un tantinello (ma pochino) men giusta del giusto].

E’ più fiacco del solito e il suo pendolo pendolino pendolazzo (detto anche…non ricordo) gli penzola penzoloni tra le due olive olivette olivazze color olivastre che quel birba barboncello birbantello di C. chiama i [TESTO BRUCIATO DA COLLERA DIVINA].

Oh!, buon Pastore, ripeto la parola “maroni”, potrei giurarlo sul Padre Nostro che E’ nei Cieli, senza che la mia favella né i miei timpani possan tosto né punto (neanche di una virgola) contaminare né il mio cuore cuoricino né la mia buona anima animalina che affido sempre nelle tue Mani, Altissimo Signore Signoruccio Signorini.

E anche C. sembra più birbone birbantello birbantazzo (sempre a parlar di…non ricordo) del suo solito solitino, benché sempre perdonevole rimanga la sua birbante birbaggine, spesso, lo ammetto, oh Vostra Grazia Graziosa Graziella, persino giustificata e di cui – piuttosto – potrei confessarmene io colpevole col mio – GIURO SU YAHWEH, involontario – provocarlo. Stasera reciterò, a tal uopo, 100 Pater Nostrano.

Temo che lavorino entrambi troppo, il mio babbo babboccione babbucce e il mio fratello fratellastro (absit inura verbis, è solo un amorevole diminutivo diminutivino) fratellino, probabile che tentino entrambi di evitarmi certi lavori lavoretti per non affaticare la mia esile, gracile e gracida gracilità.

Ma io proverò, se codesto mio intendimento non dispiace e non intralcia i disegni disegnini del Sommo Architetto (né i suoi grafici, né i Suoi plastici né tantomeno, DIO ME NE SCAMPI!, il Suo tecnigrafo), proverò, se all’Altissimo Elohai non arreca disturbo alcuno, di scoprire di quali lavori si tratti, benché, L’UNO E IL TRINO ME NE SIANO TUTTI E QUATTRO TESTIMONI DAVANTI ALL’ALTISSIMO GEOMETRA CREATORE DELL’UNIVERSO E DEI CURVILINEI, non saprei dire, lo GIURO persino su ADONAI, davvero, di che lavori possa mai trattarsi, qui.

E poi li eseguirò al posto loro, dimodochè riposino una buona volta le loro membra membrine membrinucce.

Sì, credo che li seguirò (sì, o forse, dipende, dipende dal se rimane assente da tale mio proposito ogni intralcio anche al più piccolo colpo di scalpello scalpellino del Sommo Nostro YHVH Scultore delle Sfere Celesti e delle Sfere tra cui spazza archi di circonferenza il pendolo di papà).

DAL DIARIO DI A.

A.A.S.N. [Dopo innumerevoli ricerche volte a connotare temporalmente l’acronimo che precede e altrettante congetture errate (Anno Antico del Signore Nostro? Anno Anteriore al Signore Nostro?) codesto umile Redattore ha radicato nel suo animo la ferma convinzione che trattasi di abbreviazione puntuta de “Altro Anno Stessa Noia”, n.d.avv.].

A. e C. non me la contano giusta.

Li conosco dalla nascita (succede, del resto, quando si tratta dei tuoi figli) e sono sicuro mi stiano nascondendo qualcosa.

Anche se non saprei dire – lo giuro sullo Spirito Santo – non saprei davvero cosa (né tantomeno dove) possano nascondere.

Poveri ragazzi, non hanno mai avuto grande compagnia (Javhè non reagisca così, suvvia, sono stato tra i Suoi primi fan, “grande” lo uso in qualità di aggettivo numerativo non qualificativo, la Sua Compagnia, Sommo Ingegnere, è la più grande che ci sia, indubitabbiosamente, ma non potrà negarne una certa qual scarsità numerica di alternative).

Mi fissano entrambi il pendolo, e inizio a esserne turbato.

Non so se possa definire tal turbamento qual…imbarazzo?.

Imbarazzo per il….pendolo?

Toh, cosa poi è mai, l’imbarazzo?

Un sentimento di cui prima d’ora non avrei saputo indovinare neppure il nome, avendolo giustappunto testé coniato.

Forse ho mangiato qualcosa che mi ha disturbato.

Magari quella fottuta [TESTO BRUCATO, n.d.avv.].

Ma si sa, le donne quando vogliono qualcosa da te, peggio quando vogliono DARLA a te, qualcosa, sono come i salumieri.

Tu magari ti accontenteresti di un etto, e loro ti rifilano nell’involucro due etti e mezzo come minimo, e poi ti chiedono retoricamente “che faccio lascio“?, guardandoti con lo sguardo di chi vuol intendere “NON E’ CHE ADESSO DOPO TUTTA LA FATICA CHE HO FATTO TE NE ESCI CHE NON LO VUOI PER LA TUA PIDOCCHIOSITA’, EH?“. E’ lo stesso sguardo di quando, dopo aver disossato a mani nude un deserto e aver solcato 100km di dune a dorso di cammello, la tua donna ti fissa e chiede “Vorrei tanto andare a vedere il tramonto sul monte Sinai, non sei stanco vè?“.

Idem coi sentimenti, sia detto per inciso.

Tu chiedi una ciulatina per trascorrere un’oretta (ok ok, autopromozione ingannevole!, ammettiamolo, 10 minuti comprese le pause se va bene) in Santa Pace.

Vorresti solo ammazzare la noia, che qui quanto a noia non ci si annoia mai, voglio dire ne cresce in abbondanza, di noia, persino sotto il muschio del presepe, se esistesse.

Tu cerchi solo un etto giusto giusto di prosciutto, magari di Praga (ah le Praghesi, quando le inventeranno…), tu prendi il tuo numerino e attendi placido e quando ti chiedono, le donne-salumaio, “DICAAA” tu sei preciso e chiaro “un etto di ossobuco, più buco che osso, eh, e mi ci tolga il grasso peffavore” e loro ci aggiungono due etti e mezzo di sentimenti non richiesti, il mutuo, la casa al mare, le vacanze insieme.

Come potevo rifiutare – quindi – un morso a un torso di [TESTO BACATO, n.d.avv.], dunque, visto che me la porgeva una donna con lo sguardo da salumaio abbondante?

I miei ragazzi, comunque, non me la contano giusta.

Boh.

Sì, credo che li seguirò.

Dio abbia pietà di noi (almeno stavolta).

[TO BE CONTINUED]

Advertisements

Non sono l’uomo giusto

La coscienza non è altro che la conoscenza che l’anima ha di quanto accade dentro di sè [Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo (1760-1767) – Laurence Sterne]

Non rispondo alle domande, spesso.

Ne sono consapevole.

Voglio fare un’eccezione.

Mi hai domandato dove sono stato, in tutti questi anni in cui continuavi a girare – sola – intorno al sole solo per tornare sempre più sola dov’eri, al punto di partenza, in un pazzo gioco dell’Oca con turni di 12 mesi.

In tutta onestà, dovunque sia stato, ero, temo, sostanzialmente privo di coscienza, se la intendiamo alla Sterne, come autoconsapevolezza dell’anima circa quanto le accade dentro.

Oggi lo so, che non mi è mai importato molto di trovare la donna giusta, in questi anni, in tutti questi anni che posso chiamare la mia vita o il mio passato.

Oggi ho acquisito consapevolezza, la mia anima ne ha preso finalmente coscienza, che ero focalizzato a diventare l’uomo giusto di una donna qualsiasi, purché donna.

Condannando innumerevoli storie d’amore a fallire in partenza.

I greci motteggiavano “l’uomo è una grande cosa, se è uomo”.

Io l’ho sempre pensato delle donne.

Mi son sempre detto, quindi, che se avessi pescato nel mazzo una qualsiasi, purché donna, e ne fossi diventato l’uomo giusto, non avrebbe rivestito poi grande importanza il suo aspetto, la sua estrazione sociale, i suoi gusti, le sue inclinazioni, i suoi valori, la sua religione, i suoi hobby, le sue paturnie, i suoi studi, il sapore della sua pelle, la profondità del suo sguardo, la distanza tra le sue scapole o le sue sopracciglia (naturali o pinzettate che fossero), la taglia del suo seno (anche se melius abundare o, per dirla all’abruzzese, “li poppe nij è mai troppe“), il colore dei suoi occhi (anche se in claris non fit interpretatio).

Cosa avrebbe dovuto importarmi?

Lei, se io fossi stato il suo uomo giusto, per un malinteso principio di biunivocità commutativa, lei sarebbe stata la donna giusta.

Volevo solo essere l’uomo giusto per qualcuno.

Volevo solo essere quello giusto, né grande, né piccolo, né passionale, né frigido, né colto, né rozzo.

Solo quello giusto.

Volevo volevo volevo e volavo bendato e incosciente.

La realtà “mi ha fatto atterrare“.

L’unica paura che mi resta, oggi, del futuro, e anche del passato, è di non esserci.

E ho preso piena coscienza del mio folle tentativo di scrivere il mio nome su un foglio e della mia ancor più folle pretesa che una donna, una qualsiasi, si inducesse a gridarlo a voce sempre più alta per farmi capire come mi chiamo e non chi sono.

Dove sono stato, domandi, e chi lo sa.

Ma oggi sono qui.

E quel che ho da aggiungere a quanto già ci siamo detti, forse, non ti piacerà, ma è la realtà.

La realtà è che ancora, oggi, ancora una volta, io non sono l’uomo giusto.

Ma giusto un uomo.

Fino a Bangkok

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede [Montale – Satura – Xenia II]

Ha attraversato deserti polverosi (ma va?).

Si è inerpicato per mulattiere dove una mula non ci sarebbe passata neppure con le scale mobili.

 

Ha visto branchi1 di pesci saltare sul pelo (mmm….) dell’acqua (ah-ahhh, mo’ si), e il sole occiduo ad oriente, occiduo che significa occidentale, che tramonta dove tramonta il sole2, ma lui era ad oriente, dunque dicevo che ha visto i raggi del sole dell’est baluginare a ovest, o viceversa, est modus in ovest o in everest (che rebus?), comunque, ha visto riflettere i raggi di una stella morenti3, obliqui ed impolverati (polvere sul mare?) sulle loro squame gocciolanti e saltellanti.

Ha fatto colazione urlando “squalo c’è uno squalo anzi NOUNODUETREUNFOTTUTOBRANCHIODISQUALI“, per 20 minuti, il tempo necessario al garzone del resort di procurarsi, assecodando la sua richiesta, una porzione abbondante di parmigiana di melanzane del colore di un cetriolo sbiadito da otto milioni di anni di erosione mareale, dopodichè il garzone ha osservato (servendo la melanzana) timorosamente che i pescicani non saltellano ad arco giocosi e si è permesso di suggerire che se nessuna protezione civile né animale era stata ancora allertata, forse, ma era solo una supposizione e il garzone lo pregava di non tenerne alcun conto se lui fosse stato di contrario avviso, avrebbe ben potuto trattarsi di innocui delfini.

Ha dribblato due matrimoni, un battesimo, una cresima, e se conoscesse quali sono i sette sacramenti (o erano sei?) dribblerebbe anche gli altri 3barra4 (estrema unzione, può essere?), con la scusa che oltreoceano, a Fanculonia, non si prende internet.

Ha falsificato un documento contraffacendo la firma che certificava l’autenticità di un’altra firma (anch’essa, manco a dirla, contraffatta), per coprire un’altra propria magagna sul lavoro durante l’astensione dal lavoro.

Ha mandato cari saluti ai genitori di un guidatore di scooter (geneticamente mortificato per ospitare da uno a dodici passeggeri, più bagagli), salvo scoprire che il garzone era orfano da dieci anni.

Si è congratulato per la cicogna e ha chiesto “di quanti mesi è?” ad una donna che indossava più orecchini di un Museo dei Gioielli Reali e più seta di un Museo del Setificio di San Leucio. Salvo scoprire che l’albero di natale addobbato a orecchini era sterile e vedova (e grassa, diciamocelo, e sospettabilmente vergine, pare).

Ha mostrato il dito medio alle porte appena chiuse dell’ascensore, restando col dito in posizione erettile anche quando le porte si sono riaperte sul viso attonito della sua boss.

Ha intavolato un acceso discorso polemico verso l’insulsaggine di chi si ostina ad ostentare titoli nobiliari ai giorni nostri, rivolgendosi ad uno sputatore semi-pro di semini di simil-lupini, professionista sputacchiatore che, in seguito, ha scoperto avere quattro nomi, sia maschili che femminili, e sittordici cognomi (Francesco Maria Umberto Filiberto Ugolini Pampinucci di Montesacro in Frigida Lollo Brigida da Pipino il Breve a Lucrezia Orgia).

Ha imprecato contro la sbadataggine urtante di un tizio con gli occhiali da sole (“dove lo vedi il sole? guarda dove vai piuttosto IMBECILLE”), e si è beccato un morso nei sacrosanti dal cane con la croce rossa su sfondo bianco che era al suo guinzaglio.

Ha fatto l’elemosina ad un distinto signore cui era semplicemente caduto il cappello e che ha risposto in modo poco, poco, poco sereno.

 

Ha preso una multa per difetto di velocità.

Ha schiacciato con soddisfazione una zanzara su un divano di pelle. Bianca.

 

Ha imprecato contro il troppo vento, il troppo sole, la troppa pioggia, i troppi LED, i troppi grattacieli, i troppi locali dubbi di Sukhumvit Road, le troppe baracche, le troppe barche, le troppe baldracche, i troppi pontili di legno, il troppo Chao Phraya sempre in mezzo ai coglioni (del cui colore ha notato una vaga somiglianza con alcuni canali abusivi di scolo a Praia a Mare, sarà che c’è una connessione geomorfologiconomastica?), il troppo olezzo che invade strade e narici e stomaco e viscere, le fogne a cielo aperto che colano percolato e uranio4, fluendo senza tempo né foce, ha visto cannucce usa-e-getta-e-rimetti-nella-bibita-e-rivendi-dieci-milioni-di-volte, ha visto cucinare per strada calzini e mutande vendute in comodi bicchieri di carta usa-e-getta-la-tessera-sanitaria-che-tanto-a-casa-non-ci-torni-se-non-in-una-cassa-2x1mt, ha visto quartieri finanziari lustri come banconi del bar alle 6 a.m. estesi quanto un Parco della California, si è incantato davanti a ghirlande di fiori oscillanti su prue di legno galleggiante a forma di Pagoda facente funzione di bateau mouche (ma proprio mouche, andava a 5 all’ora), è riuscito a ingurgitare di tutto tranne le larve, NO, le larve NON SI PUO’, ‘fanculo la cultura e l’ospitalità, preferisce farsi BUDDHA o monaco o monaco buddista, si è perso (come era ampiamente prevedibile in una città che conta 50 distretti e 150 sottodistretti) otto milioni di volte (su un totale di tre milioni di uscite, il che comprende 5MLN di perdite intra-resort), e per dire “uagliò portami a Ramkhamhaeng” ha dimostrato di saper imprecare in sette dialetti differenti e di avere vaghe cognizioni mete-orologi-che(ora è)?, prima di individuare il lemma (pensando al LEM di Apollo 13) su un pezzo di giornale che avvolgeva un pesce (marcio), e ingaggiare una dura lotta con un cane e contro un aborigeno per farsi imprestare il giornale (con tutto il pesce) giusto il tempo di mostrare – finalmente – il lemma al lemming con lo scooter che si è girato e ha detto “paesà si pur tu e’ napul? neh strunz nuj stamm a Ramkamaengulammameta, ma o quartier è gruoss quant a tutt’ Porta Capuan…”.

Ne ha passate di cotte e di sashimi, ma avvo’s back, ko!


1. Essendo pesci-cani ho ben detto “branchi” e non banchi, cari i miei correttori di bozze.

2. Non per fare il precisino, ma il sole tramonta a ovest se sei sulla Terra, ché su Nettuno per esempio dai miei calcoli il sole tramonta…ma che ve ne fotte, dovete andare su Nettuno? non ci va mai nettuno.

  1. “Morenti” i raggi, non la stella, cari i miei correttori di plurale(i).

4. Non ho ancora i risultati delle analisi, ma le macchie epatiche che si attaccano e staccano come stickers, tanto che il suo sedile sull’aereo era al take-off grigio uniforme e al landing erano di un leopardo daltonico (intendo un leopardo senza colori), quelle macchie anticipano largamente i risultati del laboratorio circa la presenza di uranio impoverito (molto impoverito dopo il conto della lavanderia).

Il cambio

Durante quella che la gente là fuori chiama estate, io mi diverto a trascorrere in banca le mie giornate.

Oggi mi sono accingiuto, accinso, accintato, si insomma Stamattina di buon’ora mi accingevo ad effettuare una sofisticata transazione valutaria.

La mission: cambiare Euro in Fanculioni (la moneta di Fanculonia, dove, durante quella che la gente là fuori chiama fine Estate, io mi diverto a passare le mie giornate).

Entro in banca con piglio sicuro, passo deciso, sguardo marmoreo da sb(r)onzo di Rialto.

Che poi, visto il materiale dei celeberrimi Riacesi, Riacini, si insomma di quelle due statue di Riace, lo sguardo dovrebbe essere a rigore uno sguardo bronzeo, o sbronzeo, non marmoreo.

Prendo il numerino.

Aspetto il mio turno.

Guardo freneticamente i display temendo di perdere il turno, mancando appena 832 turni.

Finalmente sento un “bliiiin” e vedo lampeggiare A1236, il mio numero.

Il cassiere mi fa notare che ho sbagliato tipologia di numerino, ho preso quello per effettuare prelievi e versamenti, mentre avrei dovuto scegliere “altre operazioni di cassa“.

Riprendo il numero (A1899), riaspetto, riguardo, risento e rivedo lampeggiare il mio numero.

Il mio numero lampeggia…accanto al numero dello stesso sportello di prima.

Ma brutto stronzo se lo sportello era sempre lo stesso che ti costava servirmi anche se avevo sbagliato numerino del piffero?

Saluto cortesemente il cassiere con lo sguardo torvo – però – di chi vorrebbe cavarti un occhio ma non può perché il vetro antiproiettile impedisce una rapida esecuzione.

[Ah, volesse il cielo (eitofelargusmè-diaptastai skafòs…Medea, Euripide…) che avessi portato il lanciafiamme con me, AH, se solo lo avessi portato…col lanciafiamme mi capita come con la reflex, vedi un triplo arcobaleno? un leone che fa da cane guida ad un neonato? la reflex immancabilmente sarà a casa e tu ti mangerai le mani e il cellulare sarà pure scarico per scattarne una di fortuna; uno stronzo ti taglia la strada? Il lanciafiamme sarà sicuramente nel ripostiglio e tu ti mangerai le mani di non averlo portato e ti arrangerai con un dito medio alzato].

Spiego che vorrei prelevare dal mio conto dei soldi, però in valuta Fanculoniense [e mi trattengo dallo sputargli in faccia, perchè il fottuto vetro antiproiettile è ancora purtroppo saldamente diaframmato tra noi due].

Mi guarda schifato, vai a capire perché [forse esercitando un pizzico di telecinesi ha intravisto la mia sputazzata mentale].

Mi chiede “ha qui da noi il conto?

[No, scherzi? Son venuto qui perché mi stai simpatico…].

“Si, certo”

[Altra sputazzata mentale, con rincorsa catartica anzi catarrica].

“Numero di conto?”

“xxx xxx xx”

“Ma questo non è un nostro conto”

[Altro sputazzo mentale a cufaniello e spargimento del suddetto sputazzo su faccia da culo di sportellista per mezzo di due tergicristalli in ferro arrugginito e scheggiato].

“Ma come, sono cliente di Banca xxx da una vita”

“Si ma dove l’ha aperto il conto?”

“Da voi”

“Si ma in quale filiale?”

“Quella sotto la madunina”

“E allora vede che non è da noi? Dunque mi ridica il conto”

[Piccolo flambè mentale di maroni di sportellista, lanciafiamme a velocità doppio zero].

“xxx xxx xx”

“A chi è intestato?”

Ma che fa, prende per culo?

[Lo porto a vedere la Corrida e lo spingo dagli spalti nell’arena, dopo avergli consigliato di indossare solo abiti rosso fuoco per finta scenografia da stadio].

“A me medesimo io in persona”

“Nome e cognome?”

“Avvocanzo Mal E Panzo”

“Data di nascita?”

“xx/zz/yyyy”

“Codice fiscale?”

Inizio a spostare nervosamente il peso da un piede all’altro senza alzarli però di un cm da terra, semplicemente flettendo il ginocchio da cui voglio scaricare il peso.

“MLPAVZ76I03E193F”

“ABI?”

“xxxxx”

“CAB?”

“xxxx”

“Iban?”

[Sfiammata di lanciafiamme ai peli dell’orecchio sinistro di sportellista – pulizia con cottonfioc di vetro scheggiato infetto]

“Ma scusi è un questionario di marketing o cosa? Non le bastano i dati di cui sopra? E poi da ABI CAB e numero di cc non dovrebbe risalire all’IBAN?”

“No, mancano una serie di numeri a cazzo”

“Va bene, ecco il mio IBAN, aspetti che vedo sul cel…ecco… 12817251645100000000000000000000000000000000000000002233”

“C’è uno zero in più, quale è quello errato?”

“Ma che ne so, fai tu a caso no?”

“BIC?”

“No, solo mont-blanc”

“Quanta valuta abbisogna?”

“2000 fanculioni”

“Fanno 4.000€, li ha sul conto 8.000€?”

“Non ho capito, fanno 4.000€ o 8.000€?”

“Le ho già detto, mi pare, che fanno 4.000€”

“E allora perchè dovrei averne sul conto 8.000€?”

“Per sicurezza”

“Per sicurezza di chi?”

“Sua, ovviamente, se poi le arriva una bolletta…”

Ma saranno pure cazzi miei, no?

[LANCIAFIAMME VELOCITA’ 10/10 – AMPIA PARABOLA AL GETTO DI FUOCO PER ABBRUSTOLIRE BENE OGNI SINGOLO CM DI PELLE DI SPORTELLISTA]

“Si, comunque ci sono 8.000 cucozze, stia sereno che non mi staccano la luce”

“Ha preso visione delle condizioni generali di cambio valuta all’estero?”

“Sì sì, certo, è difficile non notare 12€ di commissione una tantum e 20% di scarto tra denaro e lettera (prezzo di acquisto e vendita valuta, ND♤).”

“E’ al corrente che è vietato esportare valuta eccedente 4000 fanculioni?”

“Ne sono al corrente, ne sono al corrente”

“Beh, mi spiace, non abbiamo 2000 fanculioni, se vuole posso cambiarle gli euro in dollari”

Negroni

Sergente Hartman (in arte, la mia boss) a Joker (in arte, avvocatolo):

– “CRISTO DI DIO JOKER MA ERI UBRIACO QUANDO HAI SCRITTO QUESTA ACCOZZAGLIA DI PAROLE SENSA SENZO CHE SPACCI PER CONTRATTO?”

– “Signore negativo signore”

– “SIGNORINA TOGLITI QUELLA MAZZA DAL CULO CHE TI IMPEDISCE DI PARLARE BENE E ALZA LA VOCE”

– “SIGNORE NEGATIVO SIGNORE, L’AVVOCATO AVVOCATOLO AVEVA BEVUTO SOLO UN NEGRONI SIGNORE”

– “GESU’ GIUSEPPE SANT’ANNA E MARIA, ADESSO SCOPRO CHE OLTRE CHE COMICO SEI ANCHE UNA DANNATA CHECCA CHE FA I LAVORETTI AI NEGRONI?”

– “SIGNORE IL NEGRONI E’ UN DRINK SIGNORE”

– “NON ME NE FREGA UN CAXXO, QUALSIASI COSA COMINCI PER NEGRO E’ BUONA SOLO SE MORTA”

– “SIGNORE L’AVVOCATO AVVOCATOLO NON VUOLE MANCARLE DI RISPETTO MA OBIETTA CHE ROSA PARKS NON HA LOTTATO PER SENTIR DIRE CERTE ERESIE SIGNORE”

– “BENE BENE BENE, QUI ABBIAMO UNA SIGNORINA CHE QUANDO LA MAMMA MINACCIAVA DI FAR VENIRE L’UOMO NEGRO SI ECCITAVA EH? QUANTO SEI ALTO FACCIADIMERDA DI UN JOKER?”

– “SIGNORE SONO ALTO UNOESETTANTOTTO SIGNORE”

– “UNO E SETTANTOTTO…AI TEMPI MIEI NON LE FACEVANO MONTAGNE DI MERDA COSI’ ALTE…. BEH SACCO DI MERDA TI DIRO’ UNA COSA, SAPUTELLO DEI MIEI STIVALI, ROSA PARKS ERA UNA MILLANTATRICE”

– “SIGNORE ALL’AVVOCATO AVVOCATOLO RISULTA CHE ROSA PARKS FOSSE UN’ATTIVISTA PER I DIRITTI CIVILI CON I CONTROCAZZI SIGNORE”

– “BALLE, TUTTE FOTTUTISSIME BALLE, TANTO PER COMINCIARE NON SI CHIAMAVA AFFATTO ROSA, MA LUISA, E NON FACEVA DI COGNOME PARKS, MA McCULO, TANTO CHE AVEVA UN CULO GROSSO COSI'”

– “SIGNORE L’AVVOCATO AVVOCATOLO NON VEDE COME IL VERO COGNOME O LA CIRCONFERENZA DEL SUO CULO POSSA SMINUIRE LA SUA FIGURA SIGNORE”

– “SONO I FOTTUTISSIMI COMUNISTI CHE INCULCANO NEI VERMI COME TE IL VIRUS DELLA LEGGENDA, ROSA MCCULO ERA SOLO UNA GRASSONA STANCA”

– “SIGNORE L’AVVOCATO AVVOCATOLO TEME DI NON CAPIRE SIGNORE”

– “NON MI STUPISCE JOKER CHE TU NON CAPISCA, ERA STANCA, AVEVA IL CULO PESANTE, E VOLEVA SEDERSI, ECCO PERCHE’ POI L’HANNO RIBATTEZZATA PARKS, ERA UNA CHE PARCHEGGIAVA IL SUO McCULO DAPPERTUTTO, QUESTO ERA, UNA GRASSONA CHE HA ROTTO I COGLIONI PERCHE’ VOLEVA SEDERSI, E I COMUNISTI, CHE SONO SEMPRE AMICI DELLA FECCIA UMANA COME I GAY, I TRANS, GLI OPERAI, I NO GLOBAL, I SANTORO, I BEPPE GRILLO E I GEOMETRI, SONO RIUSCITI A FARE DI LEI UNA FOTTUTISSIMA EROINA, IO MI SIEDO OGNI MATTINA E NESSUNO E’ MAI VENUTO A DIRMI CHE SONO UN FOTTUTISSIMO EROE, CAXXO, SE AVESSI UN EURO PER OGNI NEGRO CHE VUOLE SEDERSI SAREI RICCO “

– “SIGNORE MA LEI E’ GIA’ RICCO SIGNORE”

– “SAREI ANCORA PIU’ RICCO ALLORA”

– “SIGNORE SE HA FINITO LA LEZIONE DI STORIA L’AVVOCATO AVVOCATOLO VORREBBE PROCEDERE ALLA REVISIONE DEL CONTRATTO PERCHE’ TRA DUE ORE GLI PARTE L’AEREO PER FANCULONIA SIGNORE”

– “HAI SEMPRE TEMPO D’ANDARE AFFANCULONIA. IL CONTRATTO NON L’HO ANCORA LETTO”

– “SIGNORE MA LEI HA DETTO CHE IL CONTRATTO E’ UN’ACCOZZAGLIA DI PAROLE SENsA SENzO SIGNORE”

– “SANT’IDDIO JOKER LAVORIAMO DA DIECI ANNI INSIEME NON HO BISOGNO DI UNA CAZZO DI LETTURA DEL CAZZO PER SAPERE COME E’ IL TUO CONTRATTO. RIMETTILO A POSTO CHE LO RIVEDIAMO TRA UN’ORA E 59”

– “SIGNORE MA TRA DUE ORE DOVREI PARTIRE SIGNORE”

– “APPUNTO HO DETTO CHE CI VEDIAMO TRA UN’ORA E 59 COSI’ CI AVANZANO 60 SECONDI PER VEDERLO, SE TUO PADRE CI HA MESSO SI E NO LA META’ PER METTERTI AL MONDO VUOI CHE IO NON RIESCA A RIVEDERE QUATTRO PAROLE IN CROCE?”

NDR post ispirato ad una conversazione tristemente vera, in cui, tra l’altro, si è sostenuto che non esiste un solo italiano che sia onesto o che non sia puttaniere, e se ne sono tratte delle conseguenze di voto politico agghiaccianti.

Pronti? Via!

image

Ci siamo.

Si parte.

Con la mente sono già sotto l’ombrellone.

Con il corpo, tuttavia, devo ancora affrontare IL MOSTRO.

La A1, 800km di due coglioni dritti a due/tre corsie, noia distillata.

La A1 che mi attende placida, accogliendo nelle sue gallerie un flusso longilineo, bidirezionale e interminabile come un pompino dopo una doppietta.

Ancora non ho oltrepassato la famosa “barriera”.

Quella sfilza di caselli che tanto più ampia tanto più sbando.

Perché sono un indeciso cronico.

Sebbene io sia dotato di telepass (grazie mamma per aver insistito tanto, come quando mi dicevi “ndundì nch’ li fì a ffà la fila, vai alla corsia d’ lu viacard, ni li sì ca pu’ pagà pur ngh’ la carta di credidiota?) attraverso sempre le linee di incolonnamento / demarcazione casello.

Attraversamento inutile, visto che la fila ai caselli del telepass non esiste, tranne quando c’è il solito pirla che si accorge di NON avere il telepass solo 10 cm prima che la sbarra lo decapiti come sarebbe auspicabile che accada ma non accade mai.

Anche perché le sbarre, a dispetto dell’aspetto robusto, sono leggerissime.

Come lo so?

Che ve lo dico a fare, io sono stato uno di quei pirla di cui sopra, ma per distinguermi non ho frenato 10 cm prima e ho sfondato la barriera.

Alle urla di uno dei casellanti ho risposto con una sonora sgasata.

Furbo io.

Ho anche zigzagato per non fargli prendere il numero di targa.

Furbo io, mica no.

Uno strano bagliore mi colpì alle spalle.

Era un MEGAFLASH da ottomila megatroni di Watt.

Provare per credere.

Alle Autostradeperl’italia S.p.A. le foto notturne vengono fottutamente nitide.

L’ho scoperto 30 giorni dopo, nella casella di posta non-elettronica.

Dunque tornando all’oggi, ancora non sento neppure il “biiiip” del telepass che arriva il driiiin del telefono.

Nessun pronto, nessun ciao come stai, nessun preambolo, mia madre dritta al sodo come sempre:

Ndò stìi?”

“In auto…”

“Scine ma a ghe altezz’?”

“Più o meno a 40cm da terra, seduto sul sedile”

“Mi sti a ‘rfrecà?”

“No a mà, sting anGor a lu casell, nin ti steng’ a refrecà”

“Ch’ t’ puzza virgugnà, acusci tard’ partete? E auà, nin serv’ a nint’ ca’ fi’ fint’ d’ parlà lu pescares, tu nin ci si parla accusci”

“A mà sì, partiamo così tardi, babbuò? Che è, s’ fredd’ o rraù? Nun m’abbuffà a uallera”

“Sci ‘ccis tu ess mammete….

Tu tu tu tu (la bisognerebbe smetterla con “tu tu tu tu”; i cellulari quando cade la linea fanno solo silenzio. Continuerò solo perchè se piazzo un silenzio a significare un’interruzione brusca di conversazione non capite, come vostro uso e costume).

Driiiiiiiiiin

Pronto?”

“Pronto!”

“Eh ciao lozzì”

“Si partit’?”

“Scine”

“‘ndo stì, a ghe altezz?”

“Boh”

“‘Mnaggia Sanda! Gna cazz’ fì’ a nin sapè ‘ndò stì?”

“Che ne so lozzì, sto in mezzo a ‘na montagna da 1 ora, anzi ti lascio che è pieno di tunnel”

“Ndundì allòr’ sti prim’ de’ Firenz’…avem’ capit’, vabbò, prim’ de’ ser’ a tte nt’ s’ ved’ a-ecc

Tu tu tu tu tu

Driiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiin

CHI CAZZO E’?”

“Ue calmino, ciccino, sono la boss”

“Che te chiami con l’anonimo? che vuoi?”

“A che altezza stai?”

“MA PURE TU?”

“Ho dimenticato la filippina chiusa in casa, me la vai a liberare? le chiavi sono sotto lo zerbino”

“Non ci penso proprio”

“Me la pagherai”

“Ma tu…

TU TU TU TU TU TU

DRIIIIIIIIIIIIIIIIN

Pronto?”

“Buongiorno parlo col sig. Avvocatolo?”

“Sì e io scommetto che, da come ha iniziato, io parlo con un call center che mi vuol vendere qualcosa”

“Guardi avremo un’offerta che…

TU TU TU TU TU TU

DRIIIIIIIIIIIIIIIN

CHE C’E’ A MA’?”

“Ndo stì?”A ghe altezz’ sì arrivat?”

“Non lo so a Mà”

“Auà moh t’ l’ dic’, vid de te dà na mossa ca’ se fredd’ tutt’ cos”

“A mà ma non vengo a mangiare a casa, mi fermo da…

DRIIIIIIIIIIIIIIIN

Ue B., comm’è?”

“T’appost. CHe altezz’ staj?”

“Nun m’ frantucchià o’ cazz’ pur’ tu, eh”

“T’ha chiammat’ mammà, eh?”

“Sì, u zij, a nonn, e pur o nonn'”

“Ma chill’emmuort o’ nonn'”

“E chila-mmuort chill’ m’è venut’ ‘nsuonn pur quann’ stong scetat'”.

“Vabbuò c’a vrimm”

“Ci vediamo, si, statt’ buon’

Driiiiiiiiiiiiiiiin

Pronto?”

“Brondo!”

“Ue nonnabella”

“Brondo?”

“NONNAAAAAAAAAA”

“Brondo? Giattè, GIattè, vi ‘n po’ a ecc’, famm’ vedè ndo’ teng’ da parlà, n’ s’ sent’ gniente

Voce fuori campo: “Nonna devi girare il telefono”

BRONDO! BRONDO!”

“M’ sieeeeeeeeeeeeeeent? Tttuttaaaaaaaaaaapposssssst?”

“Ndo’ sì arrivat, a ghe altezz?”

“Non lo so di preciso No'”

“Li si passat’ Roma?”

“No a No’, quà Roma e Roma, stong’ ancor ncopp’ Firenz, c’ sta burdell’ ‘ncopp’a’l’autostrad'”

“Gna cazz’ si partit’ tard. Sint’ n’ bò a mè, li vu’ ddu carciufin’?”

“Ottimo! Si grazie Nonna”

“Du’ salgicce?”

“Anche quattro!”

“E sint’ n’ po’, du melanzan’ sott’olj t’ li facc’ truà?”

“Si fammele trovare, ma due-due eh”

“Li pependun?”

“Gnum! Peperoni! Boni! Vai facile”

“Mbè mic’ li vulem scartà li frungitt?”

“Funghi! Mmmm ma sì, due pure di questi via, ma non esagerare come a tuo solito, che c’ho un’Alfetta mica il Fiorino (e non c’ho manco i…chi siete? che volete? DUE FIORINI!)”

“Mèh lu prossim’ ann’ quann’ arvì a la cas’ a n’ora coma Crist cumnand’ te facc’ truvà tutt’ cos’, pe’ quest’ann’ t’ha dì cumprà li suttacet’ e li salgicc’ all’aundogrille, cuscì t’empari”

“NOOOOOOOOOOOOOOOOOO

Non so’ manco arrivato all’altezza di Firenze che ho già fatto danno.