La mia Africa (nessuna razza dov’è l’amore)

Nessuna razza
io non sostengo nessuna razza
[…] sul labbro soltanto un po’ d’amarezza
per chi mi ha giudicato con asprezza (Caparezza – Nessuna Razza)

io e B

Ieri mi sono imbattuto in questo video, tra i vostri (nostri?) blog.

Le onde di quel violino mi han fatto navigare alla velocità del suono – strano viaggio nel tempo – tra le braccia di mia madre.

A dire il vero, io non so ancora bene dire chi sia mia madre.

Ne avevamo parlato, en passant, nei commenti a questo post, su quanto i confini della maternità potessero essere disallineati dalla biologia.

E io non lo so.

Sono stato allattato, cresciuto, amato e accudito da una figlia d’Africa.

L’Africa nera dove le camicie a fiori non si vedono, a Sud dell’Africa, il Sud del Sud del Mondo.

Dove la mia madre biologica (che amo come una mamma) volle avventurarsi due volte per seguire mio padre, trascinando tutti noi in un’esperienza naufragata sempre sugli insormontabili scogli dell’acqua di pozzo e dei serpenti che ti entrano in casa.

Ma se il tempo trascorso (6 mesi e poi altri 12) non fu abbastanza per far entrare noi dentro l’Africa, lo fu per far entrare l’Africa dentro tutti noi.

La prima volta, tornammo (tornarono) con una persona in più e una in meno: quella in meno, mio padre, anni perso nel continente Nero, e poi Russia, Cina, Giappone, Bali, e altrove, mio padre e la sua valigia e le scarpe nelle mie mani sulla soglia del portone in quelle poche vigilie di Natale in cui si è ricordato di noi, mio padre una vita all’altro capo del mondo, mio padre una serie interminabile di cartoline e odore remoto di Peroni e vino scadente e Pino Silvestre e preghiere alla finestra affinché la cicogna giramondo gli desse un passaggio (cicogna infame, m’avessi mai dato retta, se ti becco ti butto sotto con l’auto o con i roller o anche a piedi, guarda).

La persona in più la vedete nella foto in alto, mentre mi allatta su quel letto sul cui comodino destro riposa ancora oggi il mio angelo custode.

E io non lo so se questo post infrange un qualche comandamento circa l’onore da tributare a mamma e papà.

E io sono sicuro che infrangerebbe il cuore dell’altra mia madre.

E io non lo so, non lo so, io non lo so davvero, se sia stato giusto odiare la mia madre biologica, e rifiutare le sue carezze per anni, solo perché toccò a lei annunciarmi, al mio risveglio, con una carezza che ancora la sento affondare nella mia carne come rampone, toccò a mia madre annunciarmi la morte della mia adorata mamma, in quel gelido giorno di febbraio, quando gli alberi erano spogli e la terra dura per accoglierti, e la vasca dei pesci fuori casa velata di ghiaccio sotto cui avrei voluto sparire, quando mi toccò vederti nello scantinato di quell’ospedale, viva ai miei occhi, non potevo crederci mica che in quel petto non brillasse più il tuo splendido cuore di cristallo, e non ci potevo credere mica che non rispondevi alla mia mano sulla tua, i grani del tuo rosario satelliti eterni delle tue dita, e i tuoi capelli crespi (sale e pepe sulle mie ferite) ancora così indomiti a sfidare la gravità, e non ci potevo credere che il tuo ultimo giorno sulla terra io lo avessi trascorso lontano da te, chiuso in una stupida biblioteca a far finta di studiare, e non ci credevo che non avrei potuto sentire ancora il tocco delle tue mani, ancora, ancora e ancora, come la sera precedente quando mi chiedesti un bicchiere d’acqua, prima di correre verso il tuo destino, e nel porgertelo sentii le tue mani stringere le mie per l’ultima volta, le tue mani, le tue mani, le tue mani che ogni sera mi portavano Danish Butter Cookies a letto, le tue mani come un gelato bigusto, nere un lato, avorio l’altro, piene di linee di vita, nere e avorio come una luna, una pallida luna illuminata dal lato sbagliato da quel neon gelido come Febbraio.

Ti sarai svegliata, a chiederti dove fosse il tuo bambino, in quella notte di febbraio, con gli alberi spogli, l’asfalto crepato, il ghiaccio e tutto il resto?

Spero di no, oh, se spero di no.

Come potrei mai sostenere alcuna razza, io?

Io che ho amato te più di ogni altra persona al mondo, più lontano di me stesso, molto più in alto di mia madre, più lontano della notte, molto più alto del giorno, nell’abbagliante splendore del mio primo vero amore, mamma, come potrei?.

E questa dei Black Eyed Peas è per te.

E forse non è proprio la canzone che una madre che riposa sotto cieli diversamente stellati si aspetta di vedersi dedicata in una notte insonne alle porte di un mite Giugno.

Ma tu mi hai insegnato, tra tanto altro, che le perle le trovi dentro le ostriche, sul fondo, che non importa se ha i rasta, se indossa Armani o stracci dell’Esercito della Salvezza, se sta fuggendo dalla polizia, se deve sposarsi con lo scemo del paese per non essere rimpatriata, se ascolta Debussy o i tamburi nella foresta nera, se mangia sushi o pesce avariato, se beve Rocchetta o dalle pozzanghere, se ti ha partorito oppure no.

La mamma non ha nessuna razza, né confine biologico.

Mia mamma è where is the love.

E io anche se stanotte non è una notte gelida di Febbraio, e anche se non c’è più ghiaccio in quella vasca davanti casa, e anche se gli alberi non sono spogli, e tutto il resto, io stanotte guardo te, mamma.

E ognuno, alzando gli occhi al cielo come alla fine di questo video, guarda dove vuole.

Ma io guardo te.

E questa, quindi, è finalmente una per te.

Testo in Italiano

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146 thoughts on “La mia Africa (nessuna razza dov’è l’amore)

    • Eh eh nessuna vita è banale…forse ti pare tanta perché io ne scrivo tanta, ma questo dimostra solo che sono un tantinello egocentrico mica altro ;-). Sono sicuro che ne avresti tante tante anche te da raccontare; -)

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      • No, nessuna vita lo è, ma è la qualità sottesa nei meandri di ogni vita, a fare la differenza: non importa quanto ma COME hai vissuto. Il COME diventa allora QUANTITÀ… E anche schiacciare una formica, nel suo essere sentito come moto di vita, può essere un’esperienza diversa dal semplice gesto automatico. Mo’ mi incarto….

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  1. Quanta intensità! Ricordi tristi, è vero, ma perché leggendo ho provato un senso di serenità? È la percezione dell’ Amore, quello vero fatto di gesti gratuiti, che non chiede nulla in cambio, che vale una vita.
    E penso alla mia di mamma anche lei lassù da quando io avevo solo sette anni. Ma è sempre stata in me, e la tua lo è altrettanto. Queste righe lo provano.
    Grazie!
    Primula

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    • Un commento adeguato ad un nick (o nome, quasi poco importa qui) che sa di fiore. Hai una percezione giusta, c’è quella serenità data dal trascorrere di tanto tempo. Molti anni. Non ero piccino come te ma comunque ancora ragazzino, e sai bene probabilmente che quando riesci addirittura a scriverci sopra è perchè il tempo ha levigato tutto. Tutto tranne l’amore ovviamente.

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      • È vero, il tempo ammorbidisce spuntoni e spigoli ma non appiattisce, leviga la superficie delle cose per lasciare solo l’essenza.
        Primula è un nome, ma hai ragione tu: non è fondamentale. La parola scritta rende “persona” anche un nick.
        E buon 2 giugno! 😊

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  2. Sei sibillino per me che poco tempo riesco a dedicare a “seguire bene” ciò che accade.
    Ma hai toccato dei punti forti (dolenti e/o piacevoli).
    Un padre a zonzo mi fa male al cuore leggerlo.
    Il senso di maternità anche se scoperto tardivamente è ciò che fa da motore alla mia vita.
    L’Africa è un pezzo di me.

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  3. sei come Totò …dietro la maschera del ridanciano, con la battuta sempre pronta, c’è sempre un cuore che racchiude tante asprezze…uno scritto potente per chi, come te, ha incontrato tanti scogli ma anche tanto amore.
    💖💝

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  4. C’è un pezzo talmente grande di te in questo post che non basterebbe nemmeno l’Africa a contenerlo tutto.
    Riesco quasi a toccare con la mia mano la tua, e quella di tua mamma, lasciandomi folgorare dal contatto elettrico che le tue parole provocano in me.
    Grazie per le emozioni.

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  5. Bellissimo questo post. La tua umanità sconvolge il mio Menghele interno. Sopprimere tutto il mondo ma poi capisco che c’è chi come te merita di vivere e allora….desisto.

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  6. Stavolta mi hai spiazzato e commosso…non c’è da commentare nulla, solo leggere e rileggere e…rileggere ancora per capire che l’amore trascende non soltanto ogni inutile colore, ma addirittura i legami di sangue… da incorniciare!

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  7. Mi fa piacere che un mio video musicale abbia suscitato in te questi bei ricordi. Perchè sono belli, no?

    Parlare di Amore, quello primordiale, riempie il cuore di speranza.
    Questo è un post che parla di Amore che è colore, uguale, disinteressato, gioioso. Quell’amore che accompagna la vita. Fortunato chi lo conosce e lo accoglie spargendolo a piene mani.

    Come il grano che il vento sparge sulla terra.
    L’Amore che nasce dall’animo.

    E l’anima da senza misura.

    grazie
    .marta

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  8. Che dire! Un post che rapisce il cuore, come quella mamma che lo ha rapito a te.
    Io sono madre e non mi sento tale solo per mia figlia, l’ho detto mille volte nei miei post. Una madre dovrebbe essere tale al di sopra del colore, del credo, della latidudine…una madre è madre. (punto)
    La foto che hai postato sa d’amore e armonia.
    Malgrado ciò che hai scritto per alcuni frangenti della tua vita, sei stato fortunato a comoscere questo Amore.
    (ho donato il mio latte in ospedale per i bimbi che per diversi motivi non potevano riceverlo dalle mamme, chissà i miei figli dove saranno…li penso sempre).

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    • Si. Quella foto è un ricordo eccezionale. I miei primi istanti con lei. E mio fratello felice di me. Proprio amore e armonia. E complimenti per il gesto stupendo…non sapevo neppure si potresse donare il latte. ..

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  9. Pingback: Io, io che sono diverso, almeno io, nell’Universo (tranne te) | avvocatolo

  10. wow! a leggere i tuoi commenti con la tua troppo simpatica fotina vicina, mi era venuta curiosità di leggerti e conoscerti… fino ad ora mi erano capitate tue risposte sarcastiche, divertenti e un po’ pazzerelle, come alcuni tuoi post… Mi è venuta la pelle d’oca a leggere questo articolo… speriamo che la mia piccoletta un domani penserà a me come tu stai parlando di tua MAMAMA! sarebbe un onore! l’africa poi per me è un piccolo “sogno” da vivere prima o poi!

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    • Eh alessialia anche ai buffoni come me ogni tanto capita di Amare con la A. Il desiderio che esprimi come mamma di essere amata è un indizio rivelatore del fatto che con tutta probabilità lo meriti! Grazie del commento bellissimo.

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      • Giorno! Stavo scrivendo una cretinata sull’africa e ho pensato di venire a leggere una cosa qui! Mi ero persa la tua risposta al commento quando non sapevo che c’era una campanellina che tii faCva vedere le risposte… Per due o tre mesi ho pensato che nessuno mai mi rispondesse! Hahaua! E invece ero i a non rispondere! Questo post mi sa che mi ha fatto scoprire il tuo blog!

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  11. Mi sono iscritta, ho scelto questo tuo bel pezzo pieno d’amore…d’ora in poi ti leggero’ per ridere e tu fammi ridere…ma non prendermi in giro per il mio blog, altrimenti me ne vado. La carogna che c’è in te sarebbe felice, ma per la coscente follia che c’è in te sarebbe una sconfitta. Ciao Giusy

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  12. Pingback: Mamma dove sei? | AVVOCATOLO

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  14. Quanta tenerezza in questo post caro Avvocatolo. . Non ti ho forse sempre detto che sei un grande? Qui esce il tuo lato più bello, quello di una persona dal cuore immenso. Mi piaci molto mio caro.Ti abbraccio forte forte. Isabella

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