Il Resto Di Niente

Avresti potuto seguire le orme di tuo padre.

E diventare un pirla.

O quelle di tua madre.

E diventarlo due volte.

Avresti potuto essere distratto e maldestro, e impacciato e timido e imbranato.

Avresti potuto avere il vizio del fumo, del gioco, degli stupefacenti o dell’alcool.

Avresti potuto amare una donna, che ti avrebbe amato con tutti i vizi, ricambiando per quel che saresti stato, e non per quel che avresti avuto o dato.

Avresti potuto annusare la fragranza di un raggio di sole che rimbalza sulla buccia di un’arancia appesa all’albero, dopo una nottata di pioggia, quando l’erba intorno profuma di vita.

Avresti potuto amare fino a sentire il rumore delle sue palpebre schiudersi.

Avresti potuto intirizzirti le dita, abbarbicate al corrimano, a prua, di una rompighiaccio.

Avresti potuto suonare Mare Nero ad un falò, ed invidiare il tuo migliore amico che fa all’amore per la prima volta sulle onde sonore della tua chitarra, dietro una barchetta di legno capovolta sulla battigia.

Avresti potuto dilapidare al tavolo da gioco il patrimonio accumulato dai tuoi genitori in anni di sacrifici, o dilapidare la loro miseria vendendo un milione di copie.

Avresti potuto giocarti tutto a testa o croce, e perdere tutto e ricominciare alla maniera di Kipling, senza mai un lamento per ciò che hai perduto.

Avresti potuto operarti al menisco un giorno, e dopo anni di dolore scoprire che forse non era una lesione, ma qualcosa che ti ferma il cuore, a pensarci.

Avresti potuto prendere la magna cum laude, due master, un TOEFL e rimanere disoccupato a 35 anni, o prendere la terza media serale e vincere il Nobel per la fisica.

Avresti potuto guidare mongolfiere per mestiere, o sgonfiare i palloni gonfiati esercitando un giornalismo impegnato.

Avresti potuto udire le urla del vento adirato, in mansarda a picco su scogliera scozzese, col tetto che perde, e una bacinella a raccogliere gocce di ansia.

Avresti potuto riempire di botte tua moglie, tornando dai tuoi problemi a casa sdrucito e ubriaco bollito.

Avresti potuto prendere i voti in seminario, e indossare un saio.

Avresti potuto dimorare in una topaia a Bombai, o in una suite a Beverly Hills, con l’ascensore dentro casa.

Avresti potuto portare i baffi o il pizzo, i capelli rasati o i rasta.

Avresti potuto farti saltare davanti ad un’ambasciata, o dentro un autobus a Gerusalemme.

Avresti potuto gridare fino a graffiarti le corde vocali, stracciarti la camicia in un impeto di rabbia, scagliare il cellulare lontano, colpendo un gabbiano, piangere fino a seccarti le palpebre e infliggerti pugni nello stomaco, o sfondare una porta a calci, o prendere a morsi il tuo cellulare fino a lasciarci sopra dei segni.

Avresti potuto riempirti la bocca, e le braccia, e gli occhi, e il cuore, e la mente, e lo stomaco, e le dita, con mille e mille momenti di vita.

Ed invece niente.

Un bel niente.

Niente di niente.

Il resto di niente.

E domani, ancora, niente, sempre niente, ancora niente, quasi niente e niente più di niente.

Solo niente, e non c’è niente e non avrai niente, non annuserai niente, non diventerai niente, non amerai niente, non ti intirizzirai niente, non suonerai nè ascolterai nè invidierai un bel niente, non dilapiderai niente, niente accumulerai, niente su niente e per niente, non porterai niente e niente griderai, non scaglierai niente, e ancora zero di niente, un cazzo di niente, non piangerai niente, non riempirai niente, niente, niente e mille volte di nuovo niente, e sicuramente niente, mai niente, sempre niente, niente e niente.

Quanto, quanto, quanto avresti potuto.

Bastava un niente.

Se solo fossi rimasto lì, fermo, immobile, a nuotare per 9, fottutissimi, mesi.

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99 thoughts on “Il Resto Di Niente

  1. Avvo’ ennnnnnnnooooooooooo io non ci sto… non si fa così… passa a prendermi e guidiamo a fari spenti nella notte così qualcosa combiniamo… chiamo la consob, ti trovo, ti rapisco e ti porto con me a sfondarti di fanghi… e no e no e no… Quale pazzia vuoi fare? Chiediloamanu e facciamo… cocco mio mi stracci il cuore… io smisi di mangiare e mi mangiai il cervello… ti mando i nocs… prepara la valigia. Si parte.

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  2. ok, tu scrivi a cazzo ed io ti rispondo a cippa… magari ci s’azzecca

    era il 19 Marzo 2014
    Specialmente l’altra sera, con la nebbia trasognata dalla luna quasi piena. Quella nebbia che ti annebbia, sensi e polmoni. Che ti entra dentro e chiudi gli occhi. Che tu li chiudi ed è ancora lì, trasognata da un altra luna; s’insinua tra mille pensieri che si confondono nelle loro stesse ombre. Ecco proprio li ti ho cercata e ti ho vista. Ballavi e canticchiavi una nenia tra gli alberi notturni, i piedini persi nella bruma, felice e spensierata, nel tuo mondo fatato. Eterea come un sogno, evanescente come un desiderio irrealizzato. Figlia mia, mio unico rimpianto, ti porgo un sorriso malinconico che tu non puoi vedere. Ti invoco col tuo nome… Tinùviel… Tinùviel… ma tu non puoi sentirmi. Immagino la tua voce: “Auguri papà!” e cerco di indovinare quanti anni potresti avere adesso, se già andresti a scuola o ancora all’asilo. A come sarebbe tenerti tra le braccia. Immagino i tuoi occhietti colmi di meraviglia quando ti mostro e ti parlo della Magia della Vita, della storia degli umani, le tue risate mentre giochiamo e ti canto filastrocche improvvisate, come facevo con tua sorella più grande. Cerco di capire se gli somigli, ma il tuo viso sfugge inesorabilmente all’attenzione. Chissà come ti avremmo chiamata in questo mondo? Continuerò a chiamarti Tinùviel, usignolo, nella lingua degli elfi. Mi impongo di pensare che sia stato meglio così, a tutto il dolore che ti è stato risparmiato nel non nascere, alla tua serenità dove ti trovi, che i miei sono i pensieri di un egoista. Ma mi accorgo che è una pietosa bugia; nel paese delle fate non esistono ne il Tempo ne il Dolore… Tu li sei immortale ma non cresci, li non soffri ma non impari, li sei beata ma non puoi conoscere gli infiniti volti dell’Amore. L’Esistenza ti voleva, tu esisti, ed eri destinata a grandi cose. Ti sento, una pugnalata gelida tra gli occhi e il cuore. Figlia mia perdonami per non averti donato la Vita, perdonami per non essere stato capace di darti una madre…

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  3. Ogniuno di noi avrebbe potuto ciò che poi non ha fatto. Ogniuno di noi fa ora ciò che farebbe meglio poi. È la natura che ci rende incontenti e incontinenti di sentimenti Avvo!

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  4. Tu sai trasmettere emozioni quando scrivi, e questa è sicuramente una dote! Poi se è tutto vero, tutto falso, o tutto metà, per me non ha importanza. Io non mi fido degli avvocati a priori… 😄😄😄😉 Buona giornata Avvocatolo!!

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  5. Ho sentito il cuore fermarsi per qualche secondo Per poi riprendersi ed accellerare come se volesse partire sulla Luna..cosa mi combini?..stupenda, profonda. .indimenticabile. .

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  6. Solo che nel mio immaginario Avvocatolo è un po’ un cazzone e quindi non può, per legge, scrivere cose così. Tuttotace. Non è una firma, più nel senso letterale della mancanza di parole e pensieri, postlettura.

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  7. io comunque sono una cretina, e questo è assodato perchè me le cerco, eh!
    quando per caso sono venuta a bussarti era perchè nei commenti ogni tanto mi stavi un po’ sull’esofago. ed io non giudico quasi mai prima di sviscerare un po’… ma capita! avevo appena iniziato a seguirti ed avevo deciso di leggere questo tuo primo libro bellissimo che è il tuo blog. Si va giù e poi si vola su, come sull’ottovolante, che tra l’altro io cerco di evitare sempre… Dici che non si parla di un bimbo mai nato, ma io in realtà, sarò meno empatica degli altri, ma a me era sembrata più una dichiarazione d’amore per qualcuno che non essendoci non potrà mai vivere tutte queste cose… e dopo aver letto “quello che sto leggendo” ne sono ancora più convinta…
    mmmmhhhhhh in questo momento, rileggendolo, mi viene da dire che non per forza è una dichiarazione di un uomo verso una donna, o viceversa… anche per qualcun altro potrebbe… ma la prima impressione è stata quella sopra!
    mo basta che sennò mi cazzi!

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      • ecco qua! la prima lettura infatti non ti conoscevo e sta cosa non la potevo capire… ma ora leggendoti un pochino di più….era proprio quel “qualcun altro” che intendevo… ma non te lo volevo dire in faccia, visto pure quello che ti avevo detto venerdì dove tu carinamente non mi hai detto fatti i cazzi tuoi!
        a volte è il figlio che non vede nascere il papà come dovrebbe essere…. e queste sono tutte cose che alla piccoletta non mancheranno mai! sei indescrivibile ed incommentabile. PUNTO.

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