Mlan, Mlan (MILANO)

Chiediloamanu ha appena pubblicato un post (da leggere) su Milano, e per evitare che la mia si tramuti da citazione letteraria a citazione giudiziaria anticipo la pubblicazione!

Un uomo è la storia dei suoi respiri e pensieri, azioni, atomi e ferite, amori, indifferenze e antipatie; nonché della sua razza e nazione, del suolo che ha nutrito lui e i suoi avi, di pietre e sabbia dei suoi luoghi familiari, […] di tutto questo e altro ancora, una singola fiamma che obbedisce in tutto alle leggi che regolano il fuoco stesso, e tuttavia è accesa e smorzata da un istante all’altro, e non può più essere riaccesa per tutti i secoli a venire (Possessione – A. Byatt)

La Byatt ci vedeva lungo.

Un uomo è la storia dei suoi respiri e del suolo che lo ha nutrito, delle sue città.

Quanto a me, tenete presente che Milano è una puttana d’alto borgo…

Per quanto sia frequentata assiduamente dai migliori manager e professionisti d’Italia, rimane volgare, sfacciata, a portata di chiunque abbia voglia (se lo possa o meno permettere) di sperperare, non ne fa questione di status, un riciclatore russo vale quanto un esimio professore di etica.

Forse a causa della solita domanda che erompe in un milione di timpani “ma come fai a vivere a Milano“, neanche questi novelli Marzullo abitassero tutti a Sidney, la gente, omettendo dolosamente il “milanese” e sorvolando sulla circostanza che non vive più lì dai tempi dei brufoli e del Cioè, tiene a precisare che però viene da San Giuliano o San Donato.

Da Varese.

Da Cologno Monzese (e qui – ovvio! non omettono Monzese!).

Nell’intera campania, il fenomeno opposto: rispondiamo tutti “si” alla domanda “sei di Napoli?“, salvo poi confessare davanti alla eventuale domanda successiva “ma Napoli- Napoli??“.

Tutti, si intende, tranne i salernitani, che negano sin da subito quando qualcuno ne deduce erroneamente dall’accento l’appartenenza al suolo partenopeo, ma i salernitani fanno eccezione perché invidiosi e stronzi, e non lo dico perché io non sono di Salerno, ma perché sono loro che sono di Salerno.

A Milano puoi vederti sfilare sotto gli occhi un tovagliato di stoffa e un impiattato di fine ceramica, mentre attendi (come tutti attendono, a Milano) il verde pedonale, perché per motivi su cui la scienza sta ancora indagando, c’è gente che (oltre ad attendere il semaforo pedonale) paga per cenare nei tram (o per vedere la Rai). Da quel che sento, peraltro, l’Expo porterà una grande novità: sui tram oltre che mangiare, ed anzi – forse – proprio per questo, ci potrai pure cagare, divenendo finalmente anche nominalmente cessi pubblici.

A Milano i cessi dove ci si fa trasportare risultano in arrivo in 5 minuti per 5 ore.

I cinesi provano a diventare statue seduti per ore in Piazza Duomo, con le spalle alla mini-ringhiera delle aiuole dinanzi ai taxi (per chi è del posto, si dice davanti al McDonald) finché qualcuno spiega loro che l’autobus per il rientro (in Cina, viaggiano economico) li aspetta a piazza Castello, non al Duomo.

La gente pranza al ristorante a Natale, nonostante le case tipiche della gente a Milano abbiano molto più salotto che camere da letto, facendoti erroneamente pensare ad una certa propensione culturale a prediligere l’ospitalità rispetto alla propria comodità quotidiana.

I tavolini dei bar sono a misura di fotomodella ma ad altezza di nano (una volta ebbi un’erezione e dovetti rincorrere le olive).

C’è un’incredibile penuria di pali.

Non avete idea.

Ho visto gente legare la bici alle stalagmiti nella fontana di piazza Castello.

Nonostante ciò, nessuno lega una seconda bici allo stesso palo.

Le file sono mono-fila, quindi lunghe il doppio rispetto al resto d’Italia.

Le lampade pubbliche sono ad altezza finestra e restano accese tutta notte. Per questo gli scuri sono sempre chiusi e, a differenza che nel resto di Italia dove si chiamano imposte, finestre, etc. qui si chiamano solo e sempre “scuri”.

Di sabato e domenica è tutto aperto, nessuno ha tempo di far o comprar nulla prima.

Anche se trovano tempo per tutto, han tutti sempre fretta, sin dalle prime luci dell’alba, provate a intralciare un camion che carica il vetro; a proposito, passa alle 4 del mattino e ha un meccanismo di carico studiato da un sordomuto: aggancia il bidone, lo alza fino al 3 piano, poi lo ribalta e SCATAFRASCCC.

Milano, zucchero e catrame, naviglio e puttaname.

Milano gioca con le luci, con gli show-room improvvisati per strada, con l’auto della red-bull che distribuisce…red-bull, con le concessionarie storiche, Pogliani, la Numero Uno, con i supermercati notturni, o per single, con i bar di ghiaccio, e lo store di Peck dove puoi comprare sale e pagarlo per platino.

A Milano nessuno si siede a prendere un caffè, in fila al supermercato guai a ravanare nel portamonete per più di 1 secondo, al ristorante guai arrivare 10 minuti in ritardo (rimani senza tavolo), o alzarti non prima che che la tazzina di caffè si sia raffreddata.

Il conto separato non devi neppure chiederlo, è il cassiere che quasi te lo impone.

Non ci sono panchine (qui prodest?), essendo strumento di rallentamento, e le rare fontanelle son riservate a chi come me non ha paura di esser preso per un barbone che non può permettersi una mezza naturale.

A Milano ci si vede sempre “direttamente lì”, mai un tragitto insieme.

Gli appuntamenti tra amici si prendono guardando l’outlook e se sei 5 minuti in ritardo mandi un sms dicendo che stai cercando parcheggio (magari hai le molle delle mutande ancora in mano). I terroni come me in quel sms – mostrando tutt’altro ottimismo – ci scrivono che il parcheggio lo “vanno trovando”, non “cercando”.

Milano ti strizza come un calzino prima di appenderti ad un filo ad asciugare finché la ruggine ti intacca nel mentre guardi tutti dall’alto, o finché il vento o la crisi o il Karma ti strappa alle sue mollette e ti scaraventa al balcone disotto, ti toglie il respiro, ti stressa, ti strema, ti stracca, ma ti fa sentire in cima ad una montagna, finché non metti un dito nella terra sotto i piedi e ti accorgi che sei, si, su una montagna, ma non è d’oro, perché non è tutto oro ciò che luccica ma nemmeno puzza però.

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96 thoughts on “Mlan, Mlan (MILANO)

  1. E meraviglioso. Meravigliosamente reale… e dove li mettiamo i cinesi seduti davanti alla scala? E dove lo mettiamo andare a pranzo dagli Hare Krishna (scritto giusto?) E i piccioni di piazZa duomo? E tutto il resto? E la madunina? Ahahahah Milan l’e un gran Milan. E come dice Fedez “pensavo fosse amore e invece era una escort”. Hai vinto tu! Grande e ribloggo 😀

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  2. Avvocà
    So stupito, chi l’avrebbe mai detto che un collega non solo leggesse, ma pure citasse la Byatt..
    E in più ferrato in geografia.. sa perfino dove sta Dachau..!
    Bravo bravo..
    So quasi stregato..

    😉

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      • Sicuramente il collega è dell’est! Mi auguro si lavi i denti dopo aver mangiato.. se solo non avessero abbattuto il muro di berlino!!

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      • hahah AVVOCATOOOO DEL DIAVOLO la richiamo all’ordine costituito! ahhaha come potrà ben vedere è scomparso ogni riferimento a Dachau, mi sembrava poco onorevole 😀

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  3. Una piccola rimpatriata a Milano. Però se uno lascia gli altri correre tutto sommato non si sta male.
    Mangiare sui tram? Non credo che sia il massimo, anche se ho sempre preferito il tram in superficie alla metropolitano sottoterra.
    Grandioso. Ai la stoffa del narratore.
    Divertito un sacco

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      • visto… ti è andata bene, a me son toccate le minacce fisiche 🙂
        daltronde l’ha scritto lui: “Non fatevi mai ingannare dalle apparenze, perché le apparenze rappresentano sempre una falsa realtà”
        almeno su questo ha ragione… e infatti è venuto fuori pure lui da dietro la maschera…
        “Lei non sa chi sono io!”… ma va a cagher 😀
        La violenza è una mancanza di vocabolario. (Gilles Vigneault) …e così mi ha dato conferma che non mi sbagliavo; ecco chi è…

        PS: Avevo chiuso il blog, ma ste perle di “poesia&cultura” meritano la massima eco, così ho ribbloggato per l’occasione 😉

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  4. Ma attiri tutti i sbomballati come te nel tuo blog??? 🙂

    Mi fa sempre effetto leggere di Milano nelle parole di un emigrato, sembrate tutti sbarcati su Marte.

    P.s. mia figlia ne se n’è andata veramente a vivere a Sidney…..

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