Il Riscatto dei Perdenti

Sol, qui terrarum flammis opera omnia lustras, / Tuque harum interpres curarum et conscia Iuno / Nocturnisque Hecate triviis ululata per urbes, / Et Dirae ultrices et di morientis Elissae, / Accipite haec meritumque malis advertite numen / Et nostras audite preces. Si tangere portus / Infandum caput ac terris adnare necesse est / […] At bello audacis pupuli vexatus et armis, / Finibus extorris, complesxu avoluss Iuli / Auxilium imploret videatque indigna suorum / Funera; nec, cum se sub leges pacis iniquae / Tradiderit, regno aut optata luce fruatur;
SED CADAT ANTE DIEM MEDIAQUE INHUMATUS HARENA. (Eneide – Virgilio)

Trad. di Avvocatolo: “ENEAAAA PUOZZ IETTA’ O VELEN, T’ANNA ACCIRR E NUN T’ANNA PAVA’ – FIRMATO: DIDONE

Stasera ho pianto per la n-esima volta davanti alla scena in cui Novecento, quest’orfano privo di una dimora fissa (per quanto possa esser fissa la dimora di chi vive su una enorme palla che gira su sè stessa e intorno ad una stella girella anch’essa), nonchè di qualsivoglia mezzo di sostentamento che non sia la tollerante carità del comandante della nave su cui è nato e sempre vissuto, questo signor nessuno viene sfidato da Jelly Roll Morton, l’inventore del Jazz. Un impettito signorino che non rammenta più di esser figlio della Louisiana, la terra di Tiana, e che si presenta alla sfida vestito più niveo di un gelataro e, come si conviene in un film (un po’ meno nella vita reale) le prende sonoramente sulle orecchie (e in culo anche il Jazz, cit.)

Ho pianto e me ne sono domandata la ragione.

Perchè delle sue sofferenze l’uomo vuol vedere la radice, e chi gliele ha date, e se e quanto sia stato giusto il dargliele; mentre, quando gode, si piglia il godimento e non ragiona, come se il godere fosse suo diritto (Il Fu Mattia Pascal). 

E ho capito che la mia commozione è stata determinata, come spesso accade, dal riscatto dei perdenti. Il riscatto di Tiana, la povera ragazza di colore figlia di una sarta che, come se non bastasse l’aver perso l’adorato padre, l’esser nera, povera e amica – a maggior esaltazione per contrasto della sua nefanda condizione – di una principessa, diventa pure rana dopo aver baciato un ranocchio.

E’ il riscatto dello sfigato Peter Parker, in cui temo molti di noi si riconoscano molto più che in Harry Osborne.

E’ il riscatto di Billy Elliot, di Didone che prima di morire auspica il suo riscatto tramite le Furie vendicatrici e colpisce nel segno (anche se tocca sorbirsi quasi la fine dell’Eneide prima del riscatto, cioè quando schiatta Enea), ma molto più banalmente di mia madre che vive di pensione sociale dopo una vita a 14hr di lavoro per 6 giorni a settimana, di chi perde il lavoro e frantuma la propria dignità telefonando all’amico influente che si nega, di chi sa come è dura portare a casa la pagnotta.

E’ il riequilibrio nell’universale senso del giusto, è solo un pizzico di supplenza all’equazione tutta disequilibrata dell’umano fluire di calci nel culo dei perdenti, ecco tutto.

Per questo piango.

Perchè mi ricordo di quanto male fanno i calci in culo ai perdenti come me. E mi commuovo – nel dimenticarmi che è un film – vedendo che qualche volta la gloria tocca pure ai perdenti, che si riscattano, anche se solo per una sera.

E questa è per noi.

E in culo ai vincitori.

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18 thoughts on “Il Riscatto dei Perdenti

    • E mi incavolo pure. Ma non serve né l’uno, né l’altro, per migliorare le condizioni di chi, come tua madre (e come molti altri s venire, fra cui la sottoscritta), é stato sfruttato una vita per una manciata di spiccioli in vecchiaia… Mentre altri “strafogato” senza esserseli davvero meritati…

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  1. I perdenti non esistono. Così come non esistono i vincenti. Come categoria… intendo. A volte si vince, a volte si perde.
    In generale… coloro che si ritengono vincenti sono molto più perdenti di quanto loro immaginino.

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    • Prendi ad esempio quelli che danno i calci in culo ai perdenti (termine su cui ci sarebbe tanto da dire, lo ripeto):un perdente non lo farebbe mai (per empatia e perchè sa cosa significhi)… dunque si ritengono vincenti.
      Beh… che vincente è colui il quale da calci ai perdenti? Se vuoi considerarti un vincente… dai calci a quelli più forti di te, semmai! Se li dai ad un perdente… sei un perdente a tua volta.
      Non so se mi sono spiegato.

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    • Hai ragione, ho forse semplificato troppo e rischio anche di parere irriconoscente alla vita che mi ha dato tanto. Volevo dire noi che subiamo ingiustizie senza mai o quasi mai infliggerne agli altri, noi che andiamo sempre a trovare i parenti ma mai il contrario, noi che chiediamo sempre permesso, che non alziamo la voce…insomma noi. Ecco tutto.

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      • Noi (scusa, mi ci metto pure io, allora) che facciamo tutto questo siamo gente perbene. Ed intelligente. E siamo talmente vincenti da sapere perfettamente che quello che facciamo molto raramente ci verrà riconosciuto e ci porterà dei vantaggi… ma lo facciamo lo stesso perchè non possiamo fare niente di diverso. Stronzi si nasce. Se non alzi la voce… raramente sei ascoltato ed apprezzato per questo. Il più delle volte vieni sottovalutato. Viene sottovalutata la tua opinione… la tua forza, la tua intelligenza. Però alla lunga veniamo fuori. Io ci credo.

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    • Inoltre… se i perdenti esistessero per davvero, andrebbero aiutati ed abbracciati, non certo sbeffeggiati. Quando sento la parola “perdente” o “sfigato”… io divento una bestia.

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      • Ma l’argomento sollevato da Avvo è tutto fuor che immaginario. Molta gente si comporta in maniera arrogante proprio con le persone miti e ragionevoli. Salvo poi abbassare le orecchie quando becca quelli peggiori di loro.

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  2. Esimio collega, lei crede che io potrei (finire) di perdere quel barlume di pubblica tolleranza che ancora mi viene graziosamente accordata su wordpress se confessassi, qui, coram poBBolo, che dopo anni che piango davanti a quel film….NON AVEVO LA STRAFOTTUTISSIMA MINIMA IDEA CHE FOSSE TRATTO DA UN ROMANZO DEL GIOVANE HOLDEN DE NOANTRI, DICASI BARICCO? 😀

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