La saga del chiodo (per non dire del muro) – Parte III

Dopo aver ghigliottinato Chiodo Uno, sono risalito sulla sedia ma, essendo io uno Sherlock Holmes, ho argutamente arguito, che mi mancava il martello non appena ho cominciato (anzi, un secondo prima) a martellare. Tempestivo come un rotolo di carta igienica di scorta.
Sono risceso e ho ricuperato prontamente il martello che avevo dimenticato sulla scrivania e, già che c’ero, ho infilato un altro chiodo di riserva nel taschino, ma più per eccesso di prudenza che per convinzione di averne reale necessità. Chiamiamolo pure, dunque, Chiodo di Sicurezza.
Sono risalito sulla sedia  [e siamo a 3, casomai aveste perso il conto].
Ho preso bene la mira, impartito anche un paio di colpetti lievissimi a Chiodo Due (testa a posto) per far penetrare un poco la punta nell’intonaco, due lievi sbim sbim.
Un trucco da autentici esperti navigati, devo concedermelo.
La sedia è scivolata un poco sulle ruote e si/mi ha allontanato dalla parete di 5 cm per ogni sbim.
Ho preso la rincorsa con un gioco di polso e SBEMMETE!.
Chiodo Due è affondato tutto nella parete.
Insieme a metà testa del martello.
La sedia è scivolata di mezzo metro e mi son ritrovato sdraiato sulla scrivania, tra il telefono e la tastiera.
Ora sopra ai resti della manicure di Edward mani di forbice (o di merda) si vedeva anche un buco a forma di testa di martello (quadrato).
Troppo poco rocciosa, qui, la parete, mi sono detto, di burro, sta parete, a volte, credete pure. Chiamiamolo Muro di Roccia o Burro.

Avvocatolo, AVVOCATOLO!, a-a-a-avvocatolo, se fai altri di di di di dieci di que que quei buchi, si, cioè, dico cioè, buchi, buchi, 10 10 10 di quei buchi, che buchi, ti buchi, buchi, BUCHI, se maremma bucaiola, se buchi altri 10 di quei buchi, potremmo infilarci dentro le BOTTIGLIE, bottiglie, bottiglie, si, sai, cioè di vino, sai, ci facciamo una cantinola su sto, susto susto, su stoca, stocazzodimuro, se so, se so-so, sesso, non dico sesso ma se so se solo solo solo se solo trovassimo delle bottiglie qua, qua, quaquaqua, quadrate”.

Ho fulminato Pippazzo col mio guardo indispettito e ferito nell’orgoglio macho (e tanto piciu).
Va bene, non è niente, salirò un pochino più su con Chiodo di Sicurezza, ma la sedia ormai non basta più se devo arrivare tanto in alto, ci vuole uno sgabello da biblioteca.
Sono sceso.
Vai a trovare uno sgabello da biblioteca!, quando te ne serve uno…
Per fortuna me ne impresta uno la segretaria del Merda, che ha gli archivi in alto.
Sono ritornato in ufficio abbambinando lo sgabello (si, è italiano abbambinare, gnurant!), vi ci sono salito sopra [e siamo a 4, si’ori e si’ore, se contiamo anche le salite sulla sedia], ho pescato dal taschino Chiodo di Sicurezza (sono proprio previdente, bisogna ammetterlo, chi avrebbe mai potuto immaginare che sarebbe mai servito) e…

dove diavolo ho messo quel maledetto martello?

TO BE CONTINUED

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12 thoughts on “La saga del chiodo (per non dire del muro) – Parte III

  1. Pingback: La saga del chiodo (e di tanta altra robba) – Parte VII | AVVOCATOLO

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